PANNONIA

Ho dedicato una pagina a questa Casa motociclistica ungherese, praticamente sconosciuta da noi, in quanto meritevole di essere citata per il suo sforzo di rendere le sue moto a livello delle Case europee, cimentandosi anche in gare durissime, a volte con buoni risultati. Le Pannonia erano moto di gusto decisamente occidentale: notare anche la foto pubblicitaria in alto, con una bella ragazza in minigonna, alla faccia della triste "ortodossia" di Stato!

 

Gli inizi

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Le Pannonia furono inizialmente prodotte e vendute con il marchio Csepel (dall' omonima isola situata lungo il corso del Danubio, a sud di Budapest, dove aveva sede la fabbrica). Le Csepel erano delle classiche due tempi, caratterizzate da una tecnica non certo rivoluzionaria, ma ben costruite e rifinite. Nelle prime tre foto in alto, rispettivamente, abbiamo una 125, una 250, ed un prototipo 350 (quest' ultimo con trasmissione finale ad albero), tutte e tre degli anni '50. Nella quarta foto, infine, lo scooter "R-73" a ruote alte, con meccanica di tipo motociclistico (il motore è posto sotto il tunnel centrale). 

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Proprio da una Csepel 250 monocilindrica derivarono i primi modelli con marchio Pannonia. Nelle prime due foto, abbiamo una "T1" ed una "TLB 250" (quest'ultima simile, per certi versi, alla nostra Aermacchi "Chimera", con un'ampia carenatura che copre parzialmente ruota posteriore e motore), entrambe prodotte dalla metà degli anni Cinquanta. Il motore era un moderno (per l'epoca) 250 monocilindrico due tempi da 14 cv, con trasmissione primaria ad ingranaggi, ed aveva la particolarità dell'albero motore che ruotava nel senso opposto a quello di marcia. Nella terza foto, il successivo modello "T5" degli anni '60, sostanzialmente simile, con un'estetica piuttosto gradevole. 

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Da tali moto, vennero ricavate anche delle belle versioni cross ed enduro (prime due foto in alto), destinate all'esportazione (vennero commercializzate anche negli USA!), con potenza aumentata a 20 cv, e dal look tutt'altro che da povera "moto utilitaria" dell'Est! Pur non rivelandosi mai in grado di competere con le maggiori rivali del tempo, le Pannonia monocilindriche vennero comunque utilizzate anche in gare internazionali (terza foto). Da rilevare che, nel 1951, venne anche realizzata la "RB 250" (quarta foto), un' interessantissima bicilindrica boxer 2 tempi con trasmissione ad albero, rimasta allo stadio di prototipo: la forma del motore è davvero particolare, ed anche il telaio non era da meno!

 

Le bicilindriche e la partecipazione alla 24 Ore di Le Mans

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A partire dalla metà degli anni '60, venne prodotta una nuova generazione di motori bicilindrici frontemarcia 2 tempi, ispirati alle tedesche Adler. La potenza era di 19 cv per i primi modelli (Pannonia "P-10", prima foto in alto), ed aumentò a 23 cv per gli ultimi modelli (Pannonia "P-20" versione export e "P-21", seconda e terza foto, prodotte fra il 1967 ed il 1975); su queste ultime versioni, ci si ispirò alle contemporanee Yamaha "YDS", rispetto alle quali le Pannonia avevano prestazioni assai inferiori, essendo comunque delle moto destinate ad un utilizzo polivalente. Rispetto alle "cugine" russe Izh "Jupiter" (alle quali assomigliavano, essendo anch'esse ispirate alle Adler), le Pannonia erano comunque ben più attraenti, con cambio a 5 marce ed un grosso ed efficace freno anteriore (montato sulle versioni export); notare, inoltre, anche le borse e gli indicatori di direzione integrati nel manubrio sulla "P-21"...quasi una piccola BMW!

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Inoltre, la Pannonia fu una delle poche Case motociclistiche dell' Est (oltre alle più conosciute Jawa e CZ) che decise di misurarsi con le rivali occidentali sui circuiti internazionali. Il terreno preferito erano le gare di endurance: nel 1956, alla sua prima partecipazione alla 24 Ore di Le Mans (il famoso "Bol d'Or"), la Pannonia 250 monocilindrica ottenne difatti un eccellente quarto posto, seguito, nelle edizioni successive fino al '59, da onorevoli piazzamenti davanti a moto di ben altro calibro. Nel biennio 1972-1973, la Pannonia tornò al "Bol d'Or" con una "P-20" bicilindrica (in alto, alcune foto: notare il serbatoio maggiorato e gli scarichi ad espansione nella seconda foto), equipaggiata con carburatori Mikuni (30 cv per 170 km/h), ottenendo un 23º posto finale: risultato modesto, ma non dimentichiamoci che erano gli anni delle Honda e Laverda da endurance...Inoltre, l'intento principale era dimostrare l'affidabilità della moto, e una gara massacrante come il "Bol d'Or" fu la migliore testimonianza della validità di queste moto. 

Il "canto del cigno" della Pannonia fu la "P-350"  (in alto), ultima evoluzione del bicilindrico due tempi, maggiorato per l'occasione a 324 cc. Con una potenza di 32 cv per 140 km/h (non disprezzabili per l'epoca), cambio a 5 marce, un telaio razionale e moderno ed un look piacevole, poteva essere una dignitosa alternativa alle 350 giapponesi ed italiane. Purtroppo tale moto non fece in tempo ad entrare in produzione, dato che la Pannonia chiuse i battenti nel 1975. Nonostante sia stata molto meno nota rispetto a Case come Jawa ed MZ, la Pannonia fu il simbolo di una nazione, l'Ungheria, la cui voglia di democrazia e di modernità fu stroncata dallla violenza e dall'ottusità del potere sovietico.

Alcune foto tratte da  http://www.winston.hu/pannoniamania/ e da http://www.nexus.hu/p20/index1.htm 

  

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