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IZH Motorcycles
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Citando la Izh nella sezione dedicata alle auto, abbiamo rammentato come la produzione di armi (compreso il famoso Kalashnikov) sia la principale fonte di reddito dell'azienda. Tuttavia, in campo motociclistico, la Izh ha avuto un' importanza ben maggiore rispetto a quello automobilistico, visto che per lungo tempo è stata la più grande Casa motociclistica russa, in termini di esemplari prodotti; anzi, considerando che fino agli anni '90 la Russia è stata il secondo produttore mondiale di moto dopo il Giappone, si può azzardare che questa misconosciuta Casa fosse una delle maggiori Case produttrici al mondo (sempre in termini numerici, s'intende: finora ha costruito oltre 11 milioni di moto). Inoltre, mentre la produzione di auto Izh è iniziata solo nel 1966, quella di moto aveva preso il via già nel 1927.
In quell' anno, difatti, il progettista P.V. Mozharov progetta la Izh-1, una grossa bicilindrica a V frontale di 1200 cc. (tipo Guzzi V7 e derivate) da 23 cv, con telaio in lamiera stampata e trasmissione ad albero (prime tre foto in alto). Accanto a questa grossa bicilindrica, viene anche realizzata una 500 monocilindrica (Izh-4, quarta foto), con le stesse caratteristiche tecniche: fra queste è da annoverare la parte posteriore del telaio che funge anche da marmitta. Questi originali modelli furono prodotti in pochi esemplari, a causa dell' impostazione poco adatta alla produzione in grande serie. Viene così realizzata una 750 cc., sempre con motore bicilindrico e con telaio in lamiera stampata, ma con un motore copiato da analoghi modelli americani (Indian e Harley-Davidson): è la "NATI-A 750", ritratta nella quinta foto in alto con il progettista Mozharov.
Ma la produzione vera e propria inizia con modelli di cilindrata più contenuta; negli anni '30 appare difatti la prima moto russa costruita in grande serie, la L-300 (prima foto in alto) costruita dapprima negli stabilimenti "Ottobre Rosso" di Leningrado, e in seguito, appunto, dalla Izh. Copiata dalla tedesca DKW E300 del 1929, aveva motore a due tempi da 7 cv e toccava gli 80 km/h. Con questa moto inizia la produzione "tipica" della Casa, con modelli costantemente copiati dalle tedesche DKW e Adler: nella seconda foto, la successiva Izh-8; nella terza foto, la Izh-49 del 1951, prodotta in oltre 500.000 esemplari in 7 anni; nella quarta foto, la Izh "350-S", versione dedicata alle competizioni (notare il cambio a mano!). Nella quinta foto, un'immagine della fabbrica durante gli anni '30.
Nel 1956, nasce la Izh-56 (prima foto in alto) con motore migliorato ed una nuova sospensione posteriore, a forcellone oscillante anzichè a ruota guidata. Nel 1962, viene presentata la "Planeta 350", chiamata così in omaggio ai successi dell' URSS nell'industria aerospaziale (seconda foto in alto). Da tale moto sono strettamente derivate tutte le Izh monocilindriche successive...anche quelle prodotte al giorno d'oggi. In particolare, questa versione, con pochissime modifiche, è rimasta in produzione fino alla fine degli anni '80! La "Planeta", in tutte le sue versioni, è una perfetta sconosciuta da noi, eppure è stata uno dei modelli più prodotti in tutta la storia della moto (quasi 800.000 esemplari solo fra il '65 ed il '71). Nella terza e quarta foto, una "Planeta Sport" del '76, riconoscibile dalle diverse e più moderne sovrastrutture. Aveva però un motore ben più potente (32 cv), montato su supporti in gomma e con lubrificazione separata, nonchè la chicca, fantascientifica per il mercato sovietico, del carburatore Mikuni (anche i gruppi ottici e l'accensione erano importati dal Giappone): per i giovani russi degli anni '70 era un vero e proprio sogno!
In alto, invece, alcune foto decisamente rare: la versione "57-K" da cross degli anni '50, visibile anche nella foto di apertura, insieme ad altre Izh 350 "base"; nella seconda foto, il pilota Anatoli Bessonov in sella ad una Izh 57-K, durante una gara internazionale di enduro, alla fine degli anni '50, e, nella terza foto, la stessa moto durante un rifornimento prima di un'altra gara. Ovviamente, la partecipazione di tale moto alle gare europee era, più che altro, un dovere di rappresentanza, visto che la moto era ben lontana dal livello tecnologico raggiunto dalle Case occidentali! Nella quarta foto, invece, è raffigurata una Izh 350 della fine degli anni '50 modificata per le corse su strada: 32 cv, 155 km/h. In sella alla moto, nella foto, c'è un italiano: si chiama Alfredo Ravaldini, e, dopo essere stato fatto prigioniero dai Russi durante la seconda guerra mondiale, si rifece una vita diventando un pilota molto famoso in URSS.
In alto, altre moto da cross/enduro realizzate dalla Casa di Izhevsk: nella prima foto, la Izh "M-12" del 1968, dotata del solito 350 monocilindrico (in versione da 34 cv di potenza, peso 130 kg). Tale moto si fece onore anche nelle competizioni internazionali di enduro, dove la nazionale sovietica vinse complessivamente 20 medaglie d'oro, 7 d'argento e 6 di bronzo. Sostanzialmente simili (anche se con diversi miglioramenti: sospensioni diverse, peso minore, ecc.) le "M-15A" da enduro e "K-15A" da cross, nella seconda e terza foto, prodotte in piccola serie a partire dal 1974 e usate per molti anni nelle competizioni nazionali. Nella quarta foto in alto, invece, la Izh "K-13" del 1970: dotata di un monocilindrico 400 cc. completamente diverso dai modelli di serie, aveva 40 cv di potenza e pesava 105 kg. Tutte le moto da cross ed enduro vennero realizzate in pochi esemplari giusto per i piloti ufficiali, specie la "K-13", che era praticamente un prototipo costruito su ordinazione per pochi privilegiati!
Da notare che, con i motori delle Izh-49 e "Planeta", vennero realizzate anche delle microvetture, prodotte non direttamente dalla Izh, bensì dalla SeAZ, un'altra fabbrica nella città di Serpuchov, e destinate più che altro agli invalidi di guerra (oggi tale fabbrica produce la Lada "Oka"). La prima fu la "S1-L" (prima foto in alto), lanciata nel 1952; aveva telaio in tubi ricoperto da pannelli in lamiera e sospensioni indipendenti,e la potenza era di 7,5 cv per appena 55 km/h di velocità massima....ma si pensi che la prima versione aveva un piccolo 125 cc (lo stesso delle motociclette Minsk) che, anche a causa del peso di 275 kg, la spingeva ad appena 30 km/h !!! E, nonostante le prestazioni letargiche, pare che questa piccola "tre ruote" fosse terribilmente instabile già a bassissima velocità...Dopo questo umiliante aborto (scusate il termine, ma ci voleva...), nel 1958 venne presentata la più graziosa "SZA" (seconda e terza foto), con quattro ruote, avviamento elettrico e lo stesso motore 350 (potenza 8 cv per 60 km/h). Nonostante l'apparenza, questa piccola microvettura costava più di una Moskvitch (tipica media cilindrata russa), perchè per costruire il telaio venivano utilizzati ben 75 metri lineari di tubi! Nel 1970, infine, la "SZA" venne sostituita dalla "SZD" (quarta e quinta foto), un' umilante scatola di sardine che rappresentava l'estremo limite della concezione di "veicolo socialista"...Aveva sospensioni a barre di torsione e persino una stufetta autonoma a benzina (!); il motore erogava 12 cv per 70 km/h. Sorvoliamo sull'estetica: nella quarta foto, la Lada che le sta accanto pare una Rolls Royce a confronto!
Tornando alle moto, la Izh lanciò nei primi anni '60 anche un modello bicilindrico: la "Jupiter 350" (prime due foto), ispirata alle tedesche Adler di quel periodo, e quindi appena meno datata della Planeta. La "Jupiter" era praticamente l' alternativa "migliore" rispetto alla "Planeta", anzi, per il mercato sovietico era da considerarsi quasi come una grossa cilindrata...Nella terza foto in alto, la versione anni '70 della "Jupiter" mentre viene assemblata in fabbrica...una sola domanda: che ci fanno delle fioriere accanto alla linea di montaggio? Mah!
La "Jupiter", nonostante la meccanica di serie decisamente "tranquilla", è stata realizzata anche in alcune versioni da corsa! Nelle prime tre foto, la "344-A" dei primi anni '70: meccanicamente la moto non differiva granchè dalla "Jupiter", tranne che per i carburatori di fabbricazione cecoslovacca (Jikov), gli scarichi ad espansione e altri particolari, la potenza era di 36 hp, la velocità max intorno ai 180 km/h. Nella quarta e quinta foto possiamo vedere la "Jupiter SH-12", l'ultima versione da corsa della "Jupiter" progettata nel 1975 da G.N. Serebryakov: aveva una potenza di 40 cv, pesava 126 kg, e raggiungeva i 185 km/h. Prestazioni non certo da urlo se paragonate alle 350 giapponesi dell'epoca, ma pur sempre elevate per gli standard russi!
A cavallo fra la fine degli anni '80 e i primi '90, la Izh realizzò nuove moto destinate a rimpiazzare gli antidiluviani modelli a due tempi. Nella prima foto in alto, abbiamo la Izh "Orion", equipaggiata con un motore Yamaha XT 550 quattro tempi (di cui la Izh aveva acquisito la licenza di produzione), nonchè con freno a disco anteriore e monoammortizzatore. Il telaio "modulare" era studiato per accogliere motori di diverso tipo, fra cui anche un nuovo due tempi 400 cc. prodotto dalla stessa Izh, con raffreddamento a liquido (in questo caso la moto si chiamava "Sirius 400 Sprinter", seconda foto in alto). Sulla stessa base, con il motore Yamaha quattro tempi, fu realizzato anche un prototipo di enduro, chiamato "Marafon-560" (terza foto). Purtroppo problemi economici e logistici (fra i quali addirittura l'assenza in URSS di un olio adatto al quattro tempi Yamaha!) indussero i tecnici russi ad accantonare il progetto. Nella quarta foto, invece, abbiamo il prototipo Izh "Leader", dotato di un'ampia carenatura "granturismo", e destinato ai reparti mobili del KGB e a servizi di scorta in generale. Il motore era un Wankel monorotore da 57 cv raffreddato a liquido, progettato dalla "Vniimotoprom", lo stesso montato anche su alcuni prototipi Dnepr. Anche questa moto, progettata da A. Perevozchikov, rimase uno dei tanti progetti incompiuti per mancanza di fondi e sovvenzioni statali.
La Izh ha anche realizzato, fra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, alcuni strani prototipi di ciclomotori pieghevoli: quello nella prima foto in alto è equipaggiato probabilmente con un due tempi derivato da un ciclomotore di fabbricazione nazionale (Verkhovina o Karpaty), mentre quello nella seconda foto ha un' unità made in Taiwan di derivazione scooteristica. Per il veicolo nella terza foto, invece...non ho nessun dato. Sullo sfondo di tutte e tre le immagini, è possibile notare altri prototipi, fra cui la già citata "Leader" carenata con motore Wankel, nella seconda foto.
Oggi, la produzione della Izh è basata fondamentalmente su quello stesso modello nato nel 1949 e copiato da un modello di 11 anni prima...Nelle tre foto in alto, la "Planeta 5" 350 prodotta oggi, compresa la versione sidecar (saltuariamente importata anche in Italia e venduta a poco più di sei milioni). Il motore è praticamente uguale al progetto iniziale di oltre 60 anni fa (!!!!!!!), sempre senza lamelle all'aspirazione, sempre con sole 4 marce, e venti cavalli scarsi. Da rimarcare che quelle ritratte nelle ultime due foto in alto (compresa la versione sidecar) sono versioni di "lusso" della "Planeta" (sic), con ruote, freno a disco e forcella di derivazione Yamaha (vecchie pure quelle), carburatore Mikuni e "persino" il miscelatore automatico (che però non evita fumi letali allo scarico, tanto la lubrificazione agli alti regimi è sempre al 5% d' olio...); difatti la versione "base" (prima foto) è ancora alimentata a miscela, ha le ruote a raggi e i freni a tamburo!
In alto (prima foto), la versione più recente della "Jupiter" bicilindrica...cosa dite? E' uguale alla moto precedente, ho sbagliato foto? Ve lo dico io cosa cambia: tre cavalli ed un cilindro in più. Per il resto, rispetto alla "Planeta", non cambia proprio nulla, nè la cilindrata (sempre 350), nè le marce (quattro), nemmeno freni, ruote, serbatoio, sella e financo il colore (arancio, un arancio che mi ricorda i colori delle casse della Standa degli anni Settanta). Nella seconda foto è ritratta una versione con raffreddamento a liquido (ma con ruote a raggi e freni a tamburo), mentre la versione "frutta e verdura" (ovvero la variante motocarro, terza foto) è agghiacciante: al confronto, un Ape sembra una Bentley! Nella quarta foto, il tragicomico motocarro per i vigili del fuoco realizzato dalla Casa sulla base della "Planeta" monocilindrica, paurosamente schiacciato sul retrotreno, a causa del peso delle pompe...non vorrei che i pompieri dovessero aver bisogno loro stessi di aiuto, dopo aver guidato quest'affare! Decisamente più gradevole la versione polizia (quinta foto), che ha, tutto sommato, l'aspetto dignitoso (e quasi gradevole!) di una "veterana" anni '70...
Tuttavia, qualche timido tentativo di fare qualcosa di nuovo, la Izh lo sta facendo; ma non si può negare che tali tentativi siano alquanto bislacchi... Nelle quattro foto in alto, un' alternativa a basso costo per i bikers russi (e sono tanti) che non possono permettersi non solo una Harley, ma neanche una custom jap (e forse nemmeno una Ural): la Izh "Yunker" 350. Derivata dalla "Jupiter" con raffreddamento a liquido, questa moto nasce per calcare le sterminate steppe della Madre Russia, consci del fatto che pulire le candele bagnate con 35 gradi sotto lo zero è pur sempre un'esperienza affascinante, e che, con il (brutto) faro posteriore montato così in alto, si può essere avvistati dalla Protezione Civile o da un branco di lupi affamati...Anche in questo caso, la versione polizia (quarta e quinta foto; la versione nella quarta foto è dotata di cerchi in lega) appare decisamente più gradevole. Anche se l'espressione del poliziotto russo nella quinta foto non è delle migliori...
Troppa ironia? Ditemi allora cosa ne pensate della moto nelle quattro foto in alto. La "Springbok", derivata dalla "Planeta", è un'aggressiva enduro che, con la sua linea moderna (come no...) ed i suoi raffinati accostamenti cromatici, regala nuove sensazioni agli amanti delle ruote tassellate, specie dopo una peperonata mal assimilata, a causa degli ammortizzatori presumibilmente non troppo efficaci. Ne esiste anche una versione con cupolino esteso, per tutti quei russi che la Dakar l'hanno potuta solo sognare (e mi sa tanto che continueranno a farlo). Il motore è lo stesso della vecchia "Planeta Sport" degli anni '70, con 32 cavalli di potenza. Come la "Yunker", è disponibile, con pesante sovrapprezzo, con motore Suzuki DR 350, ma la sostanza rimane la stessa (pare che siano da mettere in conto ripetute rotture di cavi, lampadine, contachilometri ecc., a causa delle vibrazioni).
Sono stati anche realizzati nuovi prototipi di "cinquantini", forse persino migliori delle moto, tranne in un caso... Nella prima foto, abbiamo difatti la "C-50", un prototipo di "naked" in stile Ducati Monster, con tanto di telaio a traliccio, freno a disco anteriore, forcella rovesciata e monoammortizzatore (derivato dall'autovettura Izh "Oda"), mentre nella seconda foto abbiamo la "Man Style", un prototipo enduro con telaio a doppia trave (in alluminio!) e freno a disco anche al retrotreno: non male, tutto sommato. Per ora, il motore è a due tempi raffreddato ad aria (un tedesco Simson con cambio a quattro marce nel caso della "C-50", mentre l'enduro monta un'unità con cambio ad appena due marce derivata dal ciclomotore ""Karpaty-2"). Nella terza foto, invece, non poteva mancare il classico aborto: l' "Izhik", una umiliante bici a motore dalle dimensioni a dir poco lillipuziane...La Izh ha recentemente presentato anche un chopper di 50 cc, battezzato "Kornet" (quarta e quinta foto; "Kornet" è lo stesso nome di una pistola prodotta dalla sezione armi della Casa), motorizzato con un due tempi Simson fabbricato dalla Molot su licenza tedesca. Certo che, a giudicare dalle foto, come "arma" non è un granchè...sembra più una moto-giocattolo che un chopper! Tuttavia, caratteristica eccezionale per un "cinquantino" russo, monta due freni a disco. Forse, con una buona "customizzazione"...
Nelle due foto in alto, infine, alcuni disegni ufficiali che prefigurano le future moto della Izh: la base sarà il motore Yamaha XT 550 di cui la Casa russa aveva acquistato la licenza di produzione all'inizio degli anni '90, evoluto però con il raffreddamento a liquido. Da tale motore, nelle intenzioni della Casa, dovrebbe persino derivare un bicilindrico di 1200 cc...per ora, comunque, è ancora tutto sulla carta!
Per concludere, un piccolo indovinello. Fermate qui lo scorrimento della pagina, guardate la foto in alto, e cercate di indovinare che moto è. Sì, è vero, sembrerebbe una stradale in stile anni '70, neanche disprezzabile (esteticamente ricorda quasi moto come la Suzuki GT 750 a 2 tempi degli anni '70), ha anche il raffreddamento ad acqua...(ora andate giù...)
...ed invece vi trovate innanzi alla nona meraviglia del mondo, visto che le prime otto sono crollate al suo malefico cospetto. L' umiliante aborto a tre ruote ritratto in alto è l' Izh "Motoriksha", ovvero la versione "risciò" della già miseranda Jupiter "frutta e verdura" (no, non è un fotomontaggio, purtroppo...). Notare il tetto in tela con tanto di frangette dorate, non propriamente simile a quello di una MG spider, ricavato forse dalla tenda di un negozio di frutta (e ci risiamo; forse alla Izh, oltre che fabbricanti d'armi, sono tutti fruttivendoli?), oppure da un vecchio ombrellone buttato in mare presso Riccione e spiaggiatosi, dopo un lungo ed intricato tragitto, sulle coste russe, dove è stato prontamente riciclato. Guardate le sospensioni posteriori, la stupefacente inclinazione di forcelloni e ammortizzatori (questi ultimi -un assurdo progettuale- sono inclinati all' indietro!), e pregate per la vita dei vietnamiti, cambogiani o thailandesi che saranno impegnati nella perniciosa guida di questo "coso". Davvero terrificante.
Nelle due foto in alto, invece, un altro curioso "affare": l' Izh "Samson", un tre ruote che sembra essere dotato, più che di veri e proprio pneumatici, di camere d'aria montate direttamente sui cerchi, gonfiate fino al limite dello scoppio ed equipaggiate -come se non bastasse!- con catene da neve. La prima cosa che mi è venuta im mente vedendolo, è stato un grosso triciclo galleggiante con ruotone in vetroresina che si vedeva parecchi anni fa sulle nostre spiagge; e, in verità, non ho mica capito se questo veicolo sia destinato all'acqua o alla terraferma! Ad ogni modo, vietato forare: gonfiare di nuovo la ruota sarebbe molto, molto faticoso...
Infine, un caso umano. Un appassionato americano (!) possessore di una "Planeta" sidecar, richiedendo alla Casa madre i ricambi necessari, si è sentito rispondere che doveva ordinare almeno 1500 dollari di pezzi, perchè altrimenti la Casa ci perdeva! E se avesse ordinato un centinaio di kalashnikov? Forse sarebbe stato trattato in modo diverso. Ma i kalashnikov della Izh, probabilmente, in Russia vengono "collaudati" sulle moto della stessa Casa.....
...però un fascino strano ce l'hanno, queste moto (ad eccezione del risciò, del motocarro, dell' enduro e del tre ruote - praticamente di tutte!). Comunque, se diventerò miliardario e non saprò come passare il tempo, potrò sempre fare come il turista nella foto in alto, che ha usato una vecchia "Planeta" per farsi una bella traversata nel deserto...di sicuro le emozioni forti non mi mancherebbero!
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Alcune foto tratte da http://www.autogallery.org.ru/gal.htm, www.izhmoto.ru , www.czowner.net , http://motocar.narod.ru
