OLTCIT

In questa pagina ci occuperemo della rumena Oltcit, marchio nato nel 1977 da una collaborazione con la Citroen (il nome deriva appunto da "Olt", ovvero la regione dove ha sede la fabbrica, e "Cit", abbreviazione di "Citroen"; da notare anche il marchio, con una "O" che avvolge il simbolo della Casa francese). 

 

Gli inizi

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 In quell'anno, con la benedizione del regime di Ceausescu, viene costruito infatti un modernissimo stabilimento per la costruzione di vetture di piccola cilindrata, nella città di Craiova. Nel 1981 nasce così la Oltcit "Club", meglio conosciuta come Citroen "Axel"; quest'ultima denominazione veniva riservata all'esportazione (due foto in alto, nella seconda è visibile la scritta Oltcit sul retro).

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La Oltcit "Club" derivava dal progetto Citroen "Y-2" del 1972 (foto in alto), ovvero quello inizialmente previsto per la "Visa", che avrebbe dovuto avere il motore  4 cilindri boxer raffreddato ad aria della Citroen "GS"; ma per la "Visa" definitiva si decise di utilizzare il motore raffreddato a liquido della Peugeot "104" (ben più moderno), in seguito alla fusione di  Peugeot e Citroen ed alla nascita del gruppo PSA. Ma il progetto "Y-2" non fu del tutto abbandonato, si decise difatti di riutilizzarlo per una nuova vettura da destinare ai Paesi dell'Est: la Oltcit, appunto. Tale vettura manteneva, del progetto "Y-2", anche le sospensioni a barre di torsione (la Visa utilizzava invece un più attuale sistema McPherson); la motorizzazione di base -un bicilindrico di 650 cc. raffreddato ad aria derivato dalla "2 CV"-  era comunque in comune con la "Visa", insieme a gran parte della componentistica (parabrezza, cruscotto, ecc.). L'altro motore utilizzato -quello della Citroen "GSA", come già detto- era disponibile nelle cilindrate 1100 e 1300 cc. In alto a destra, uno spaccato della Oltcit/Axel (vedere anche questa pagina sulla Oltcit).

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La linea, anch' essa ispirata in parte alla "Visa", era molto moderna per l'epoca, con un Cx di 0,36. A dispetto del motore datato (e decisamente rumoroso, in quanto raffreddato a ventola), la vettura forniva buone prestazioni (oltre 160 all'ora per la 1.3) grazie al peso ridotto ed alla buona aerodinamica. Scomodi invece i comandi "a satelliti" (con blocchi di pulsanti attorno al volante, al posto delle classiche levette), tipici delle Citroen di quegli anni, e piuttosto elevati i consumi. La "Axel" (nelle prime due foto in alto, la 650 e la 1.3) ha avuto un successo appena discreto in Francia; in Italia, nell'ultimo periodo di importazione, se ne vendevano una dozzina al mese...I romeni ci facevano persino i rally (ultime due foto in alto), anche se si suppone non andassero propriamente ad andature pari a quelle di una Delta Integrale: ma, come si suol dire, tutto fa brodo...

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Tuttavia, era una vettura discretamente robusta (o almeno così sembrava che fosse): "Quattroruote" la sottopose ad un durissimo test di 100.000 km a "cofano sigillato" (cambio d'olio e poco altro), senza riscontrare problemi. Strano: perchè allora la AX 1100 di mia sorella, ben più moderna e prodotta in Francia, ha fin dall'inizio stentato ad accendersi (oltre a "mangiarsi" un alternatore e a consumare un pozzo di benzina)? E, soprattutto, perchè ad un proprietario di Axel è capitato di tutto e di più (vedi la pagina "Come vanno le auto dell' Est")? Mah. Nella prima foto in alto, la versione pick-up (prime due foto in alto), decisamente bislacca, in quanto ricavata semplicemente...segando il tetto, senza neanche allungare l'auto! Meno assurda appare la versione chiusa (terza e quarta foto in alto), esteticamente assai simile al Citroen C15, rispetto al quale è però completamente diverso, sia di motore che di pianale.

 

Alcuni prototipi (e la fine dell' era Citroen)

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In alto, dei prototipi studiati autonomamente dalla Oltcit: da sinistra, nell'ordine, una graziosa versione cabrio (notare la capote color cuoio), l'assai meno riuscita cinque porte (i romeni, con saggezza, hanno utilizzato questo prototipo solo per fregarsi la spazzola del tergilunotto, come ben visibile in foto...), ed una "concept" realizzata alla fine degli anni '80 dal carrozziere italo-svizzero Franco Sbarro. Quest' ultima, a dispetto dell'estetica avveniristica (anche se alquanto spigolosa), montava sempre il motore raffreddato ad aria di origine Citroen "GSA" (almeno così ho letto): fatica sprecata! Ad ogni modo, nessuno di questi prototipi -nonostante la loro estrema semplicità- è mai entrato in produzione.

E questa (in alto) è l'ultima versione della Oltcit "Club", prodotta fino alla metà degli anni '90 (ma senza più il marchio Citroen), con modifiche al frontale davvero insignificanti: notare comunque lo spoiler anteriore...Gli ultimi esemplari erano equipaggiati con cambio e altre componenti di derivazione Dacia/Renault, con il risultato di un'affidabilità disastrosa. Dal 1994, la Oltcit ha cambiato nome in "Rodae", e produce su licenza modelli Daewoo ("Matiz", "Nexia", "Espero" ed altre). La recente crisi di quest'ultima marca, tuttavia, pone un' ombra sul destino della fabbrica (così come su quello della polacca FSO, anch'essa di proprietà della Casa coreana). I tempi d'oro del padre-padrone Nicolae Ceausescu, e della fabbrica come specchio dell' "orgoglio di patria", sono ormai passati da un bel pezzo.

Alcune foto tratte da Romanian Cars Site , Citroenet

  

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