TRABANT

La scena nella foto in alto rappresenta un momento storico per l' Europa, e non solo. La Trabant, più di ogni altra vettura dell' Est, è stata il simbolo della spaccatura in due blocchi (occidentale ed orientale) che ha caratterizzato l'Europa fino al 1989. Anzi, è stata forse "il" simbolo della caduta del Muro di Berlino,e di quell' anno memorabile: centinaia di queste buffe vetturette attraversarono il Muro, lì dove, fino a poco tempo prima, i cecchini del famigerato "Checkpoint Charlie" sparavano a vista su chiunque cercasse di passare dalla parte occidentale di Berlino. La Trabant, quasi catarticamente, ha terminato la sua lunga storia riportando i berlinesi nella terra dove tale storia aveva avuto inizio. 

 

Gli inizi

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La vicenda di questa leggendaria vetturetta, misera e grande allo stesso tempo,inizia negli anni '50. Dopo la separazione della Germania in due Stati distinti (la Germania Federale e la DDR), molti stabilimenti di aziende tedesche erano rimasti nella zona orientale, sotto il controllo dei sovietici. E' il caso della Horch, Casa produttrice di auto di lusso, il cui stabilimento di Zwickau venne utilizzato nel dopoguerra per produrvi inizialmente trattori. A partire dal 1949, però, in tale fabbrica venne dato il via alla produzione dei modelli IFA "F8" (prima foto in alto) ed IFA "F9" (ultime tre foto in alto, compresa una versione cabrio), rispettivamente a due e tre cilindri, entrambi con motore  due tempi raffreddato ad acqua. Queste vetture erano basate su progetti DKW d'anteguerra: il marchio ufficiale era appunto "IFA", ovvero il nome del gruppo che comprendeva tutte le fabbriche automobilistiche e motociclistiche della Germania Orientale. La produzione della "F9", negli anni seguenti, venne spostata ad Eisenach, e il motore tre cilindri a due tempi che equipaggiava tale modello venne utilizzato per le prime vetture con marchio Wartburg.  

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Venne anche prodotta, in quantità limitate, una vettura di lusso con un motore 6 cilindri a quattro tempi derivato dalle Horch d'anteguerra: la Sachsenring "P-240", presentata nel 1956, e riservata più che altro alla neonata nomenklatura della DDR. Nelle quattro foto in alto, possiamo vedere la versione berlina, la station-wagon (probabilmente prodotta in pochissimi esemplari o rimasta come prototipo), un esemplare della Volkspolizei (i famigerati "vopos"), e una cabriolet. 

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Nelle tre in alto foto, invece, una bella evoluzione del 1969, la "P-240 Repraesentant", realizzata esclusivamente, come la precedente versione cabrio, per le parate militari. Quest'auto fece pendant con le altre limousine dell' Est comunista, ovvero le cecoslovacche Tatra e le russe ZIL e GAZ "Chaika"; di sicuro, i leader comunisti dell'epoca si trattavano piuttosto bene, essendo tali auto distanti anni luce da quelle per il volgo! Anche per la "Repraesentant", il motore rimaneva il vecchio Horch d'anteguerra, ovvero un sei cilindri di 2407 cc, da 80 cv di potenza.

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Contemporaneamente al lancio della "P-240", le auto prodotte nell'ex-fabbrica della Horch assunsero il marchio AWZ (Auto-Werke Zwickau, ossia "Fabbrica automobili di Zwickau"), e nacque quella che sarebbe stata l'antesignana di tutte le Trabant: la AWZ "P-70" del 1955 (quattro foto in alto, raffiguranti le versioni berlina, "Kombi" station-wagon, ed anche una versione militare). La meccanica era derivata dalla vecchia "F8": motore bicilindrico due tempi (690 cc, 22 cv, 90 km/h), cambio a tre marce non sincronizzate.  Il motore, in questo caso, era ruotato di 90 gradi e piazzato davanti all'assale anteriore. Il peso totale della vettura era di 820 kg. La "P-70" presentava già una delle caratteristiche peculiari di tutte le Trabant, ovvero la carrozzeria realizzata in fibra di vetro "Duroplast". I vantaggi di tale soluzione tecnica erano rappresentati dall' assenza totale di corrosione (e, tenuto conto dei problemi delle lamiere dell' epoca, ben lontane da quelle zincate attuali, questo era un bel "plus"), dalla facilità di modellazione e produzione, nonchè dal discreto risparmio di peso (in parte sminuito dal telaio a longheroni). 

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Gli svantaggi, però,non erano da meno: oltre ad una ovvia minor resistenza agli urti (anche se, nella prima foto, gli ingegneri ne saggiano la resistenza con il sistema più ovvio...), il "Duroplast" era sensibile agli sbalzi di temperatura, e, col passare degli anni, si formavano crepe in corrispondenza dei punti dove lo stress meccanico è considerevole (come le cerniere delle porte). Inoltre -ironia della sorte- il "Duroplast", a dispetto della sua natura sostanziale di "plastica", non può essere riciclato! E, ancora oggi, lo "smaltimento" delle Trabant rappresenta un problema... Nelle ultime tre foto in alto, invece, la "P-70 Coupè", graziosa versione "sportiva" della normale "P-70", sempre con motore 700 da 22 cv: era un'epoca in cui, evidentemente, c'era ancora spazio per versioni per così dire "fuoriserie", prima che arrivasse l'era dell'utilitaria uguale per tutti, come dottrina socialista insegnava!

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 Nel 1957, debutta la "P 50" (quattro foto in alto, versione berlina e station-wagon), e con essa il marchio Trabant prende il posto della sigla AWZ. Sul cofano appare il Marchio di tutte le Trabant, ovvero una "S" all'interno di un cerchio: significa "Sachsenring", ovvero il nome ufficiale della fabbrica, sita nella regione della Saxe. "Trabant", invece, è una parola che in tedesco significa "satellite", ma che in ungherese può significare "servitore" o "compagno": eloquente metafora dei tempi, quindi, quando milioni di uomini venivano chiamati "compagni", ma in realtà per i loro governi rimanevano dei servitori...La "P 50" manteneva l' impostazione di base della AWZ "P 70", quindi motore bicilndrico a due tempi (500 cc, per appena 18 cv) e carrozzeria in plastica. La linea, forse, è più gradevole della successiva "P601", in quanto più tondeggiante, da simpatico "giocattolo". Ma, bene o male,anche la "P601" sarebbe stata considerata tale dai suoi fans (ed anche dai suoi detrattori...).

 

La "P-601": la vettura del popolo

Nel 1964 debutta la "P-601" (in alto), la Trabant che è arrivata praticamente immutata fino ai giorno nostri (o,meglio,fino al 1991...come passa il tempo!). La carrozzeria rimane in plastica...guardate il disegno in alto, e ditemi se non sembra la confezione di uno splendido giocattolo anni '60! 

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La "P-601" era il paradigma della semplicità: niente valvole nè albero a camme, niente cinghia o catena per la distribuzione, niente coppa e pompa dell' olio (in quanto due tempi), niente pompa dell'acqua, niente radiatore (il raffreddamento era ad aria)! Tuttavia, oltre a montare un cambio a quattro marce invece che a tre come sulla P-50, l'auto presentava l' innovazione non trascurabile dell' accensione elettronica. In quegli anni -pensiamoci- quasi tutte le vetture di produzione occidentale, anche di grossa cilindrata, adottavano le classiche e "benedette" puntine platinate: e, almeno in questo (ma anche per la discussa carrozzeria in plastica), la "Trabi" era all' avanguardia. "Trabi", già: così la battezzarono affettuosamente i tedeschi, la cui "asprezza" della lingua si stempera a volte in buffi nomignoli (altro esempio, "Bulli", il famoso pulmino Volkswagen). La vettura era disponibile in versione berlina (prima foto in alto), "Kombi" (giardinetta, seconda foto); nella terza foto, invece una versione cabrio "fatta in casa" (la trasformazione in cabrio è un' operazione assai frequente sulle Trabant in Germania, facilitata anche dalle norme vigenti, assai meno restrittive rispetto all'Italia...), per far provare anche ai tedeschi dell' Est il piacere dei capelli al vento!

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Rispetto alla "P-50", la potenza aumentava a 26 cavalli, grazie a testate, luci di travaso e scarico ridisegnati. Si tenga conto che la Trabant era pur sempre più scattante di una Fiat 500! In alto a sinistra, la "Kubelwagen", ovvero la versione militare, e, nella seconda e terza foto, la "Tramp", ovvero la versione civile della "Kubelwagen". Già la Trabant normale deve essere uno spasso, figuriamoci questa versione, ideale per andare al mare (altro che alla guerra!). La Trabant è stata prodotta persino in versione da rally: nella quarta e quinta foto in alto, la Trabant "800 RS" ufficiale del 1986, con motore aumentato ad 800 cc. per 65 cv! La Trabant "P-601" (o chiamiamola semplicemente "Trabant", tanto la vettura è sempre quella...) ha regolato le giornate di lavoro e di svago dei tedeschi orientali, "serva" e "compagna" modesta e fedele, che chiedeva assai poco in confronto a ciò che dava, in attesa di tempi migliori. E' a questo punto che la Trabant, dalla semplice sostanzialità di "motovetturetta" povera e scomoda, passa allo "status" di oggetto d' arte, oppure a quello di argomento sociologico e storico. Nella sesta foto in alto,una bella e curiosa foto di una Trabant nel traffico, stretta fra una nostrana Fiat 126 (probabilmente un esemplare prodotto in Polonia dalla filiale FSM), ed una sovietica (ma anch' essa di origini italiane) Lada. Quasi una metafora della DDR, costretta dalla dominazione sovietica, ma così vicina, e lontana allo stesso tempo, all' Occidente (si accettano complimenti o pomodori in faccia per la citazione, presa dal noto ed inflazionato film di Wim Wenders). La vettura viene comunque migliorata nell'impianto elettrico (passato da 6 a 12 volt, proprio come il "Maggiolino"...) e nella lubrificazione, bisognosa di una percentuale d'olio minore.

 

Alcuni prototipi

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Nonostante il sostanziale immobilismo produttivo che l'ha caratterizzata fino alla fine della produzione automobilistica, la Trabant ha realizzato diversi prototipi, in alcuni casi piuttosto interessanti. Nel 1961, viene allestito un prototipo di vettura di categoria superiore: la Trabant-Wartburg "P-100", chiamata anche "Paloma" (prime tre foto in alto), caratterizzata da uno styling classico ed elegante, e mossa dal motore 1000 3 cilindri da 47 cv (sempre 2 tempi) delle connazionali Wartburg, ma montato dietro anzichè davanti (compreso il radiatore, presumibilmente non troppo efficace...). Tale auto è rimasta tuttavia allo stato di prototipo, probabilmente per lasciare ben "distinti" i ruoli della Trabant e della Wartburg, alle quali erano assegnati i compiti di produrre rispettivamente le utilitarie e le "medio-piccole". Della piccola "P-601", invece, è stata realizzata, durante gli anni '70, una versione due volumi con portellone: la "P-602 V" (quarta e quinta foto), realizzata in collaborazione con la Skoda, e dotata di motore 4 cilindri 1000 della Casa cecoslovacca

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Nelle prime tre foto in alto, invece, tre prototipi della Trabant "P-603", realizzata verso la metà degli anni '60, primo tentativo di evoluzione del concetto di "utilitaria per il popolo". Questa vettura venne addirittura equipaggiata con un motore Wankel monorotore di 500 cc (quarta foto), con una potenza di 55 cv, decisamente elevata per la media dell' epoca. Vennero realizzati, inoltre, anche altri motori Wankel in diverse configurazioni, a due o anche tre rotori, destinati ad eventuali modelli di categoria superiore. Purtroppo, nè la nuova vettura (che fu in seguito equipaggiata con il motore 4 cilindri della Skoda "MB 1000"), nè i motori Wankel (nella quinta foto, una versione a due rotori) videro mai la luce. Ad ogni modo, della classica "P-601" fu realizzato anche un prototipo diesel a 3 cilindri (sesta foto), a dimostrazione che la Casa di Zwickau cercò comunque di introdurre delle novità, mai entrate in produzione a a causa dei soliti motivi economici.

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  Nel 1979 si cerca nuovamente di sostituire l'ormai obsoleta "P-601", e viene realizzato il prototipo nelle prime tre foto in alto, con motore Skoda 1100 da 48 cv: la "P-610", sempre con carrozzeria due volumi in Duroplast. Con la stessa carrozzeria, venne realizzata anche la "P-601 N" (quarta foto), che della vecchia Trabant manteneva comunque il motore a due tempi. Anche questi due modelli rimasero allo stadio di prototipo, così come l'interessante vettura nella quarta foto, dotata di motore Volkswagen "Polo" 1050 cc., realizzata probabilmente fra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, poco prima della chiusura della fabbrica. 

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All'ultimo periodo della Trabant risalgono anche i due prototipi nelle tre foto in alto. Nella prima foto, un prototipo statico di berlina compatta a 3 volumi. Nella seconda e terza foto, invece, la ben più prosaica Trabant "1.1 E", sostanzialmente una "Trabant 1100" (vedi) ridisegnata nel muso, ennesimo tentativo (assai poco riuscito, come si può vedere...) di "aggiornare" ancora la vecchia carrozzeria anni '60, in mancanza di modelli nuovi. Ma le risorse erano ormai talmente poche che nemmeno questo blando restyling, limitato a pochissime parti di carrozzeria, fu messo in produzione. La fine della gloriosa utilitaria tedesca era ormai vicina. 

 

Il declino e la fine della produzione automobilistica

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Passano gli anni, gli avvenimenti politici sembrano non toccare la vita dei berlinesi dell' Est, che rimane invariata come la loro vetturetta di plastica. Nel 1988, però, in Germania inizia a sentirsi odore di cambiamento: per la Trabant inizia l'ultima fase. Viene fatto un ultimo tentativo per andare avanti, montando sulla "P-601" il motore della "Polo", quattro cilindri 1050 cc.da 45 cv: entra così in produzione la "Trabant 1100" (prima foto in alto), con lievissime modifiche al paraurti ed alla calandra. La vettura, a confronto con le precedenti, diventa quasi un missile (sic), con 135 all'ora di velocità max, eccessivi per la struttura dell' auto (comunque dotata di sospensioni riviste). Insieme alla Trabant, per un certo periodo viene prodotta anche la stessa VW "Polo": la seconda foto in alto vale più di mille parole, con la moderna utilitaria tedesca occidentale prodotta insieme alla vecchia utilitaria progettata negli anni '50!  

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Nel fatidico 1989, crolla il Muro di Berlino, ed un fiume di Trabant passa dalla parte occidentale: le famiglie si riuniscono, la gente festeggia. Per la piccola vetturetta di plastica, sembrerebbe un trionfo. Ma non è così. La fabbrica di Zwickau si ritrova improvvisamente priva di quel Muro che la proteggeva dal libero mercato: i tedeschi orientali, che all' epoca del regime facevano persino fatica a trovare e poter acquistare una Lada, tanto era rigido il diktat che assegnava alla Trabant il ruolo di "vettura del popolo" della DDR (insieme alla "sorella maggiore" Wartburg), avevano ora a disposizione ogni ben di Dio. E, soprattutto, li attendeva una marea di "Golf" usate, sicuramente da preferire, rispetto ad una vecchia utilitaria anni '60, con un fumosissimo motore da moto...E così, la Trabant, dopo aver "riportato a casa" i berlinesi da un viaggio durato quarant'anni, un viaggio in una dimensione dove tutto era immobile, termina il suo cammino. La "Trabi", come una moglie non bella ma devota, viene definitivamente "scaricata" dai tedeschi dell' Est, attratti dalle affascinanti e seducenti automobili occidentali. Alla Casa di Zwickau non rimane altro da fare che terminare la produzione di auto, nel 1991.

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 Ora la "Sachsenring" -come già detto è il nome ufficiale della fabbrica- si occupa della produzione di componentistica e dello studio di prototipi per varie Case europee. Nel 1996, tuttavia, venne presentata una rivoluzionaria monovolume a propulsione ibrida (quattro foto in alto): la "UNI-1", prima auto a portare nuovamente la "S" di "Sachsenring", tipica delle Trabant, sul cofano. Tale vettura, realizzata in tre versioni (normale, taxi e pick-up, visibili nella quarta foto) era  mossa da un motore Audi 1.9 turbodiesel da 90 cv, abbinato ad un motore elettrico per i percorsi brevi; la scocca era tutta in alluminio. Doveva essere teoricamente prodotta in 10.000 unità all'anno e venduta in particolare ad enti pubblici e privati; non se ne è fatto più niente, ma significa pur sempre che la Casa esiste ancora, ed è ancora capace di progettare auto per conto proprio. Certo non uguali alle Trabant...  

 

Le Trabant come...opera d' arte

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La Trabant si è guadagnata il suo posto nella storia. Migliaia di appassionati hanno riscoperto il piacere di andare a spasso su questa vetturetta, e ne restaurano gli esemplari rimasti, riportandoli alle condizioni d' origine. Oppure ne fanno un oggetto d'arte: la "Trabi", come la 2CV, la Mini e il Maggiolino (o, rimanendo nel campo delle vetture dell'Est, la Yugo; a tal proposito,vedi il capitolo sulla Yugo), è una tavolozza perfetta per scatenare la propria fantasia (vedi sequenza in alto...)!

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...senza contare la pubblicità che le hanno fatto (e che da lei si sono fatti fare ) gli U2, con l' album "Achtung Baby!". Le tre immagini in alto sono tratte dalla copertina del disco (sì, disco, non CD, e non vi dico cosa ci ho messo a passare tutta la copertina allo scanner...)

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...e questa è una Trabi "stickerizzata" (in alto), fotografata in b/n dal sottoscritto, nel '98, durante un viaggio a Praga. Fotografare una Trabant è come fotografare il Colosseo a Roma: non si può non farlo!

(...effettivamente ho esagerato). 

Concludiamo questa bella storia con la foto in alto (non mia, questa volta): una "Trabi" carica come un mulo, che se ne va per una strada deserta, portando, chissà, il suo padrone verso un altro Paese, o un altro destino (fate voi), insieme ai ricordi di un passato che non c'è più. Ci sono voci di una ripresa della produzione in Africa (!), dove una'auto semplice come la Trabant sarebbe l'ideale, ma sono solo voci. Si dice anche che il solito imprenditore megalomane di turno abbia acquistato i diritti del marchio Trabant; per farci cosa, nessuno lo sa. Se lo scopo fosse una riedizione in chiave moderna e sofisticata della povera ma grande vetturetta di plastica, il risultato sarebbe come la Volkswagen New Beetle o la nuova Mini: un falso. Tali vetture, seppur attraenti e moderne, sono concettualmente del tutto differenti rispetto alle vecchie versioni, e prive dello spirito originario nella loro ostentazione di "lusso e stile". In una parola: belle, ma vuote. E' meglio ricordare la vecchia Trabi per quello che era: un semplice, umile, ma bellissimo giocattolo.

Il giocattolo di un bambino povero.

Alcune foto sono tratte da http://www.team.net/www/ktud/eastern.html , http://www.peterfrost.clara.net/ , http://auta5p.hyperlink.cz , http://www.trabi.de/astri/viertakttrabant/prototypen.htm 

  

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