TOMOS

...e adesso, giustamente, vi direte: "e che è 'sta Tomos?"...Nonostante possa sembrare il contrario, la Tomos e' una marca yugoslava ben nota da noi, in quanto i suoi ciclomotori sono stati importati in Italia fino agli anni '80, ottenendo anche un discreto successo. Per dedicare una paginetta anche a questa Casa, mi è bastato guardare moto come quella nella foto in alto, ovvero la "GP 75", che ha partecipato al Motomondiale classe 50 nel 1975, con tanto di doppio disco all' avantreno...ci credereste che questa 50 cc. raggiunge quasi i 200 km/h?

 

Gli inizi: i ciclomotori e...la Norton-Tomos 750!

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La Tomos nasce nel 1954 a Koper (in italiano Capodistria), nell' odierna Slovenia, molto vicino al confine con l'Italia (non più di 10 km da Trieste). I primi modelli prodotti, in parte ispirati ai ciclomotori tedeschi Kreidler, furono caratterizzati da una spiccata impostazione "occidentale", con un design curato ed un livello tecnico in linea coi tempi. Nacque così la serie dei ciclomotori "Colibrì", denominazione che caratterizzava un gran numero di modelli assai differenti fra loro come destinazione d'uso. In alto, alcuni "Colibrì" anni '60: una classica versione "base", una versione sportiva (in versione elaborata, toccava i 100 km/h), e, nella terza foto, la versione scooter, dotata di raffreddamento ad aria forzata. Nella quarta foto, invece, l' "ibrido" ciclomotore-scooter "14-V". Tutti erano caratterizzati dal cilindro del motore molto inclinato, presente anche sui modelli odierni; il cambio poteva essere a due, tre, quattro od anche cinque marce a seconda dei modelli. Contemporaneamente, venne prodotto anche lo scooter Puch "RL 125 Galeb" su licenza (quinta foto).

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In alto (prime tre foto), altri ciclomotori della serie "Colibrì", realizzati fra gli anni '60 e '70: il "T-11" (1963), uno "sportivo" con tanto di pneumatici con fascia bianca e sella bicolore; il "T-12" con paragambe di tipo "scooteristico"; lo "Sprint 15" (1975), di impostazione sportiveggiante con telaio a doppia culla, cambio a 5 marce e 85 km/h. Nelle ultime due foto, invece, il bel "Cross 50", prodotto a partire dal 1973, in versione di serie e da gara. La versione di serie aveva 8 cv di potenza e cambio a 5 marce: per l'epoca non era affatto male! 

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Vennero anche realizzati altri modelli, spesso rimasti allo stadio di prototipo:  in alto a sinistra, il "Mobi 1", smaccatamente ispirato al famosissimo Velosolex francese; in alto a destra, invece,  due miniscooter (di cui uno elettrico) dal design tipicamente anni Settanta, molto moderni per l'epoca.

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Da rilevare che la Tomos cercò anche di inserirsi nel settore delle moto vere e proprie, anche se prevalse sempre la volontà di rimanere nel campo dei ciclomotori. In alto (prima foto), la Puch "SG 250", che venne prodotta su licenza dalla Tomos nel 1957. Nella seconda foto, invece, la Tomos-Norton "TN 750"...sì, avete sentito bene, Norton: per quanto possa sembrare incredibile, la Tomos produsse su licenza, a partire dal 1970, anche la leggendaria Norton "Commando 750 Fastback"!!! La "TN 750" (TN sta appunto per "Norton-Tomos") era praticamente identica alla "Commando" inglese, con motore bicilindrico di 750 cc. da 58 cv per 200 km/h. Praticamente come se la Lada producesse su licenza una Ferrari...Nelle ultime due foto, invece, due moto totalmente realizzate dalla Casa slovena: la "175 Touring" (terza foto in alto) e la "175 C5 Sport" (quarta e quinta foto, con freno a disco anteriore e ruote in lega) degli anni '70, che rappresentarono altri tentativi di andare oltre la produzione dei "cinquantini". Entrambe sono rimaste allo stadio di prototipo. 

 

Le Tomos 50 da competizione: le "zanzare da corsa"

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A partire dalla fine degli anni '50, vennero realizzate delle moto da competizione destinate sia alle gare nazionali, sia ai Campionati Europei e Mondiali classe 50 cc. (no, non ho mancato uno zero...), allora in auge. Tali moto (perchè non è il caso di chiamarli ciclomotori, anche se sono di 50 cc) avevano un livello tecnico non inferiore alle rivali occidentali, e si fecero onore su diversi circuiti. Eccone alcune (vedere al riguardo anche la pagina http://www.tomos.si/eng/history/winners.php): in alto a sinistra, la "D-7" del 1962 (già capace di raggiungere i 140 km/h!); al centro, la sua evoluzione "D-9" del 1965, e, a destra, la "D-6", prodotta fra il '67 ed il '71, con la quale la Tomos riuscì a cogliere un podio nel Motomondiale 1970 con il pilota italiano Gilberto Parlotti. 

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In alto, invece, sono ritratte le ultime Tomos da corsa: la già citata "GP 75" del 1975 (prima foto), la "GP 79" del '79 (seconda foto, e, nella terza foto, durante un test aerodinamico), e l'ultimo modello del 1980 (quarta e quinta foto; notare, su quest'ultima, la ruota anteriore con razze di grandi dimensioni, evidentemente per favorire l'aerodinamica). Tutte queste moto erano, per certi versi, più difficili da guidare delle cilindrate superiori, in quanto incredibilmente reattive e leggere (pesavano sui 50 kg, per non  parlare della "D-9" del '65 che pesava 39 kg!), e con motori praticamente privi di coppia ai bassi regimi. Gli ultimi modelli arriveranno a sviluppare sui 18 cv (potenza elevatissima per un 50 cc.), erogati a regimi stratosferici (oltre 16.000 giri/minuto!), per quasi 200 km/h di velocità max. Roba da far venire la depressione ai ragazzini orgogliosi della propria vespetta truccata da 90 all'ora...Nonostante ciò, le Tomos da corsa raramente riuscirono ad ottenere buoni risultati nel Mondiale 50, ma vinsero diversi campionati nazionali (fra cui quello italiano nel '69-'70) ed un Campionato Europeo nel 1980.

 

"Cinquantini" anni Ottanta e modelli attuali

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      Quello che vedete in alto a sinistra è un modello che, talvolta (seppur raramente), possiamo trovare anche sulle nostre strade: il Tomos "A3", costruito a partire dagli anni '70, ma diffuso in Italia durante gli anni '80 (anche tramite le televendite...insieme a tegami, stereo ed altra "accessoristica amena": quindi, in parecchi sicuramente se ne trovano uno in casa!), e prodotto ancor oggi, con qualche modifica, come "A35 Standard". Certo, visto con gli occhi di oggi fa sorridere, tuttavia non era affatto dissimile dalla maggioranza degli "automatici" italiani del periodo. Nella seconda foto e terza foto, invece, il "Colibrì" (nome già utilizzato in passato, come già visto) del 1988, disegnato da Giugiaro e caratterizzato da alcune interessanti soluzioni (all'epoca erano tutt'altro che scontate), come le frecce ripiegabili per guadagnare spazio nei parcheggi, e il maniglione scorrevole sul portapacchi per bloccare i bagagli. Nella quarta foto, il "Cityped", un originale "pieghevole" prodotto in Slovenia con motore Tomos: soluzione molto sperimentata in passato, ma che non ha mai sfondato (del resto, dei cosetti del genere, a chi come me pesa 110 kg ed è alto 1,83 m, servono a poco...).

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Durante gli Ottanta, anche nell' Est europeo si sono divertiti a produrre delle piccole enduro e stradali come se ne facevano da noi (vi ricordate le Aprilia ET 50 ed AF-1?)...In alto, da sinistra, le Tomos "ATX 50", "CTX 80" (con motore da 80 cc., monoammortizzatore, disco anteriore, e con un look degno di una Yamaha Tenerè...), e lo stradale "BT 50" con o senza carenatura del motore. Specie le enduro non erano male, ma -come il "BT 50" stradale- avevano il telaio della "Cross Junior" anni '70, e in un' epoca in cui i quattordicenni bramavano "cinquantini" dalle dimensioni elefantiache, questi sarebbero stati un pò troppo piccoli!

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 Passiamo ai modelli attualmente prodotti. In alto a sinistra, il recente "Revival", un bel cinquantino sullo stile dei "tuboni" italiani anni '70, ma con particolari di ispirazione custom: piuttosto "vecchio stile", ma simpatico e dignitoso. Per il veicolo nella seconda foto, denominato "Cust-TOM" (proprio così) e disegnato da un artista sloveno, tale Dali Kervina, è più lecito invece parlare di "allucinazioni" custom: sul telaio di un motorino hanno spiattellato serbatoio e parafanghi degni di una Indian 1200 (secondo me ricorda le moto elettriche per bambini della Peg-Perego)! Stessa filosofia anche per il bislacco "Targa" (terza foto), con un serbatoio di tipo motociclistico "ficcato a forza" fra la sella e il manubrio, nonchè un nome preso indegnamente da una Porsche! Nella quarta foto, l' economico "Flexer", di linea assai datata (terribilmente "kitsch" la scenografia con i manichini!), e, nella quinta foto, il gradevole "Classic", con pneumatici con fascia bianca e faro cromato "old style". 

 

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Infine, in alto, altri tre nuovi modelli presentati nel 2002: lo "Streetmate" (prime due foto), disegnato da uno studio italiano ed equipaggiato con un comodo vano portacasco sotto al serbatoio, e l' "MC" (terza foto), un nuovo modello da minicross (quello delle minicross è un mercato numericamente molto importante, specie negli States). Tutti i nuovi modelli hanno ammissione lamellare, cambio automatico a 2 marce e miscelatore automatico (avviamento elettrico e marmitta catalitica in optional su alcuni modelli), e vengono venduti con un buon successo persino negli Stati Uniti.

 

Ad ogni modo, tutto sommato, questi ciclomotori sono sempre stati sufficientemente al passo con le realizzazioni italiane fino ai primi anni '80 (nonchè molto più moderni e curati rispetto ai loro omologhi russi), anche se ora appaiono ormai superati. Si potrebbero definire "i Garelli dell' Est", e, come la Garelli, la Tomos ha realizzato valide moto da GP, rimanendo nella storia come una delle poche Case dell'Est (oltre a Jawa, CZ ed MZ) a conseguire risultati di un certo rilievo al di là dei confini nazionali. Certo che non sarebbe male vedere di nuovo un Motomondiale classe 50, anche se non sarebbe molto educativo per i ragazzini vedere dei "cinquantini" sparati a 200 km/h...potrebbero farsi venire delle strane idee!   

 

Foto tratte da http://www.members.tripod.com/twowheelers/TOMOS.html , www.tomos.si , www.a2z-motopaedia.com 

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