
TOGLIATTI,
LA FABBRICA
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C'era una volta una fabbrica, c'era una volta un popolo. Così si potrebbe sintetizzare il capitolo dedicato alla nascita della Lada-VAZ contenuto in un bellissimo illustrato Fiat, "Le capitali dell'auto nel mondo", pubblicato nel lontano 1973, da cui è tratta questa pagina. Leggendolo, si scopre un mondo, quello della Russia degli anni '70, ben lontano dall' "impero del Male" descritto a suo tempo in termini apocalittici da numerose personalità occidentali. Questa è la storia di un popolo che, dal nulla assoluto ed in condizioni assolutamente proibitive, in uno spirito davvero pionieristico, seppe realizzare in soli tre anni quella che al tempo era considerato un vero gioiello dell'industria automobilistica. Indipendentemente dall' inevitabile propaganda che traspare in alcuni passaggi, è comunque un autentico spaccato del mondo operaio di allora, e di umanità ed amicizia con gli italiani. La pagina è un pò lunga, ma non ve ne pentirete.
Questi
grandi caseggiati sono sorti contemporaneamente alta fabbrica del Vaz: per
costruirli, tutti si sono improvvisati muratori, a turno. Solo così i sovietici
potevano riuscire a dare alloggio alle decine di migliaia di lavoratori che, da
ogni parte dell'Unione Sovietica, sono giunti a Togliatti pcr costruire le auto
Zhiguli.
Le
origini della città di Togliatti sono molto meno recenti di quanto comunemente
si creda. Risalgono al 1737, anno in cui lo zar Pietro I decise di far sorgere,
lungo il fiume Volga, una città-fortezza, allo scopo di difendere il territorio
contro le scorrerie dei tartari. Nell'anno successivo, fuori delle palizzate,
erano sparse circa settecento casupole: gli abitanti erano 2.104. Erano in gran
parte calmucchi convertiti al cristianesimo, religione che
avevano abbracciato senza
eccessivo entusiasmo e vivevano quasi tutti facendo i contadini. Qualche anno
dopo verso la metà del secolo, un editto imperiale ordinava che tutti i
calmucchi si trasferissero intorno alla città-fortezza, il cui nome era
Stavropol (in antica lingua slava significa " Città della Croce "). I
calmucchi si trasferirono molto a malincuore: in parte perché l'editto li
obbligava a essere battezzati, in parte perché i loro sistemi di coltivare la
terra erano molto diversi da quelli russi, che dovevano comunque adottare. Un
censimento dell'epoca dice che il numero dei calmucchi era di 8.695.
Nel
1773 la città di Stavropol fu coinvolta nella rivolta capeggiata da Pugacjov;
gli insorti la occuparono, per esserne scacciati - dopo accaniti combattimenti, pochi giorni
dopo. Qualche decennio di tranquillità e poi un fulmine a ciel sereno: un nuovo editto imperiale, questa volta dello zar Nicola I, ordina
che tutti i calmucchi lascino la città e si trasferiscano non molto lontano,
nella città di Oremburgo. L'editto non fu bene accolto, perché ormai i
calmucchi si erano ambientati (erano passati cento anni, da quando erano giunti
a Stavropol), ma non ci fu niente da fare: i calmucchi dovettero andarsene. In
compenso, nella regione - che aveva come capoluogo Samara, la odierna Kujbyshev
- si susseguirono, fino al 1860, una settantina di sommosse contadine. La
situazione dei servi della gleba era insostenibile: non avevano diritti di
nessun genere, solo doveri, tra i quali il principale consisteva nel lavorare i
campi del nobile padrone senza allontanarsi mai dalla propria residenza.
Nel
1905 nuove gravi sommosse; sono i segni premonitori della rivoluzione. Ai primi
di gennaio del 1918 il Soviet prende il potere a Stavropol: la città viene
riconquistata dalle truppe Bianche in giugno, finché il 2 ottobre dello stesso
anno trionfa definitivamente l'Armata Rossa. La
seconda guerra mondiale richiede a Stavropol un pesante sacrificio di uomini: i
nomi dei caduti sono ricordati su una stele in piazza Svoboda (Svoboda significa
Libertà) e con la fine della guerra la città riprende a crescere. Fondamentale
per il suo sviluppo è la costruzione della centrale idroelettrica Lenin,
iniziata nel 1951 e inaugurata nei 1957. Una poderosa diga sbarra la Volga e
crea un enorme lago, detto "il mare di Kujbyshev”: venti gigantesche
turbine producono energia elettrica che oltre a permettere l'installazione di
numerose industrie, viene convogliata verso altre località, fino a Mosca. E' la
quarta centrale idroelettrica, come produzione di energia, di tutta l'Unione
Sovietica.
In
alto: al
porto fluvale, dove sorge il quartiere di Komsomolk, le Zhiguli vengono caricate
su apposite navi.
Gli
abitanti delta città sono 60 mila, compresa la popolazione dei sobborghi. Il
vecchio nome di Stavropol è sostituito, nel 1964, da quello di Togliatti, in
omaggio al segretario del partito comunista italiano che trascorse parte del suo
esilio in Urss nella città di Kujbyshev, distante un centinaio di chilometri da
Stavropol. La
città è cresciuta, sono state create industrie importanti; uno stabilimento
chimico, uno per la fabbricazione della gomma; si producono macchine per
l'edilizia, materiale idroelettrico, prodotti azotati. Ma la grande
trasformazione avviene quando a Mosca si decide di costruire a Togliatti lo
stabilimento automobilistico sulla Volga, iniziativa che cambierà radicalmente
il volto della città e la trasformerà in uno dei maggiori centri industriali
dell'Unione Sovietica.
LA
CITTA' PIU' GIOVANE DEL MONDO
Nel 1966 il governo sovietico decide la costruzione di un grande stabilimento automobilistico che moltiplicherà per quattro la produzione di auto in Unione Sovietica; la fabbrica sarà realizzata in collaborazione con una ditta italiana, la Fiat. Dove sorgerà lo stabilimento? Non si sa ancora: la curiosità è enorme in tutta l'Unione Sovietica, si fanno congetture, ciascuno spera che la località scelta sia vicina alla città in cui vive. Quando si sparge la notizia che lo stabilimento sorgerà a Togliatti, una marea di gente vuole a ogni costo trasferirsi qui, attratta dalla novità del lavoro, dal desiderio di partecipare a un'impresa senza precedenti, dalla speranza che chi lavorerà a Togliatti avrà un'abitazione moderna e confortevole.
Due
visioni di Togliatti: una strada dall'aspetto provinciale, con la gente a
spasso, e la selva delle nuove periferie che si allargano e invadono i prati:
una crescita rapida e continua.
In
ogni città sovietica esistono, infisse ai muri nei luoghi di maggior passaggio,
bacheche in cui vengono esposte le richieste di permuta di alloggio: un
cittadino di Leningrado, per esempio, che voglia trasferirsi a Togliatti, paga
una modica tariffa e ottiene di fare affiggere a Togliatti il suo annuncio, che
dirà press'a poco: "cambio alloggio di due camere a Leningrado con uno
uguale a Togliatti”, sperando che ci sia a Togliatti qualcuno che voglia
trasferirsi a Leningrado.
A
Togliatti c'è una di queste bacheche in via Mira (via della Pace), un'altra al
porto fluviale, un'altra in via Komsomolskaja, Le bacheche si riempiono di
annunci; tutti vogliono traslocare qui, ci sono richieste che provengono
dall'Ucraina, dagli Urali, dal Kazakistan, dall'Estremo Oriente. Per ospitare i
lavoratori dello stabilimento si dovranno costruire case per centinaia di
migliaia di persone, sorgeranno scuole e ospedali, cinema e campi sportivi. E'
un'impresa impegnativa, almeno quanto la costruzione dello stabilimento.
L'afflusso verso Togliatti è numeroso, continuo.
Giungono
studenti e marinai, contadini e artigiani, cameriere e maestrine. Quasi tutti
hanno una caratteristica in comune; la giovinezza. L'età media degli abitanti
della città è anche oggi una delle più basse del mondo, ventisei anni. E
un'altra caratteristica comune è che tutti, uomini e donne, si trasformeranno,
almeno per un certo periodo, in muratori. Solo così è possibile costruire in
fretta la nuova città. Il 31 ottobre 1967 viene posta la prima pietra di un
nuovo quartiere, Novi Gorod (Nuova Città), a qualche chilometro dall'area dove
si sta costruendo lo stabilimento. Sorgeranno caseggiati enormi, di dodici piani
e oltre, in parte prefabbricati, in parte costruiti con mattoni. Oggi Novi Gorod
è abitata già da circa centomila persone, ma cresce ancora, potrebbe anche
raddoppiare. Togliatti è infatti lungi dall'avere raggiunto le dimensioni
definitive e anche se non ha più come ha avuto per anni, le caratteristiche di
un immenso cantiere, si modifica e si amplia ancora giorno dopo giorno.
UN'IMPRESA
DA PIONIERI
Lo
stabilimento automobilistico del Vaz è stato creato sul modello di quello di
Mirafiori: sono stati però apportati tutti i miglioramenti dettati
dall'esperienza, per cui c'è maggiore spazio e la possibilità di ulteriori
allargamenti. L'area coperta è di un milione e mezzo di metri quadrati.
E'
stata un'impresa da pionieri e i sovietici hanno dimostrato di avere molto
coraggio e molto spirito di sacrificio. Hanno lavorato con ogni tempo e in ogni
stagione: il che significava affrontare a volte temperature di 40 gradi sotto
zero, aggravate dal vento gelido che a Togliatti soffia molto spesso. Ne sanno
qualcosa i lavoratori italiani: nessuno ha mai subito casi gravi di
congelamento, ma soltanto perché erano perfettamente attrezzati con giacche a
vento foderate di pelliccia, stivali foderati, calzamaglie in lana.
Nei
primi tempi della presenza a Togliatti dei nostri specialisti. non era raro che
un italiano fosse afferrato bruscamente per strada da un paio di cittadini
sovietici e, senza che una parola fosse pronunciata, visto che non ci si capiva,
fosse sottoposto a un salutare benefico massaggio. L’italiano non se ne era
accorto, ma il naso e le orecchie gli erano diventati bianchi; segno che il
congelamento era vicino. A primavera, il disgelo portava un altro inconveniente;
il fango, motto fastidioso e di grande ostacolo ai lavori. Quando le strade di
Togliatti non erano ancora asfaltate, quasi ogni giorno autobus che portavano i
lavoratori alto stabilimento si impantanavano e dovevano intervenire i trattori
per disincagliarli. Altri disagi: la difficoltà dei rifornimenti di ogni
genere, che era difficile predisporre per una città che cresceva di centinaia
di persone al giorno. Così capitava che per un certo periodo mancasse il latte,
altre volte le patate, altre volte i fiammiferi. Nel tempo libero, ci si
accontentava di ascoltare la radio e guardare la televisione, perché tra la
costruzione di una casa e quella di un cinema o di un teatro era più logico
dare la prèferenza alla casa. Oggi il problema è superato; ci sono alcuni
cinematografi, due teatri, due stadi sportivi, oltre a numerose piste per il
pattinaggio e l'hockey su ghiaccio.
L’AIUTO
DELL'ESERCITO
Anche
l'esercito sovietico ha dato a Togliatti il suo aiuto per fa costruzione della
città e dello stabilimento: migliaia di volontari si sono aggiunti - ancora
recentemente - ai lavoratori civili e ai giovani studenti che ogni anno, nella
bella stagione, si sono accampati sulle rive della Volga e hanno trascorso le
vacanze facendo i muratori, gli elettricisti o i falegnami. La costruzione del
"Voljskij Automobilnyj Zavod”, comunemente abbreviato " Vaz ",
è iniziata nel 1967, ma già da tempo erano in corso trattative tra la Fiat e
le autorità sovietiche per giungere a un accordo di collaborazione per la
realizzazione di una fabbrica d'auto e di un modello di vettura adatto per
l'Unione Sovietica.
DUEMILA
SOVIETICI A TORINO
Nel
1966 la Fiat presentò uno studio preliminare del progetto; nello stesso anno
veniva firmato un “accordo generale", sottoscritto da Vittorio VaIletta e
dall'ing. Sushkov per la parte sovietica. Una delegazione italiana venne a
Togliatti per esaminare il luogo dove lo stabilimento sarebbe sorto e
immediatamente dopo si trasferì a Torino una delegazione permanente sovietica,
a cui fecero seguito, nel gennaio del 1967, i primi cento tecnici russi. Nel
corso degli anni, oltre duemila sovietici si alternarono a Torino, per ricevere
i progetti, acquistare impianti e attrezzature e per addestramento. Il progetto
della Fiat fu approvato e iniziò la fase della realizzazione dello
stabilimento. oltre 400 ditte in tutto il mondo, di cui la metà italiane, hanno
lavorato per fornire i macchinari. Un'opera gigantesca, per le sue dimensioni,
per la velocità dei tempi di realizzazione, In tre anni, è stata creata una
Mirafiori sulle rive della Volga: una Mirafiori riveduta, perché tutti i
miglioramenti che potevano essere apportati, grazie alle successive esperienze,
sono stati applicati. Esiste dunque più spazio, le linee di montaggio sono più
lunghe, il sistema di aerazione è particolarmente studiato per un clima che,
durante l'anno, presenta forti variazioni di temperatura.
Lo
stabilimento è enorme: oltre cinque milioni di metri quadrati, di cui un
milione e mezzo coperti. lì ciclo della lavorazione è completo, in senso
verticale: il che significa che le fonderie sono in grado di alimentare
completamente la produzione, sia per la ghisa che per l'alluminio, le leghe
speciali e i fucinati; che il motore e le carrozzerie nascono nello
stabilimento; che tutta la vettura, pressoché completa, nasce a Togliatti.
Anche la selleria è preparata e montata sul posto, anche il serbatoio, il
radiatore, la frizione, e il gruppo sterzo.
UNA
TERZA LINEA Dl MONTAGGIO
Soltanto
le gomme e gli accessori vengono costruiti in altri stabilimenti. Questo
criterio è stato suggerito ai sovietici per neutralizzare le possibili
difficoltà di approvvigionamento: in Urss le distanze sono grandi, il cattivo
tempo può impedire i rifornimenti. E' preferibile che uno stabilimento sia
autosufficiente o quasi, nel limite del possibile. Delle tre linee di montaggio
previste dal progetto, due sono già in funzione, la terza è in fase di
rodaggio. Si producono ogni giorno oltre 1.200 vetture e quando lo stabilimento
sarà in grado di funzionare a regime completo, entro il 1973, in un anno
verranno costruite 600 mila automobili. La vettura base scelta per essere
prodotta a Togliatti, è la "124". Erano necessarie però alcune
modifiche, per adattare l'automobile alla rete stradale russa, che ha
caratteristiche diverse da quella italiana: per lunghi tratti non è asfaltata,
è fangosa in primavera, è abbondantemente innevata d'inverno, L'altezza del
telaio da terra è stata dunque aumentata, è stata irrobustita, è stata dotata
di dispositivi per rendere possibile l'accensione del motore alle basse
temperature invernali, Sono stati necessari collaudi lunghissimi, che sono
durati mesi.
Le
vetture in prova correvano in pianura e sulle montagne del Caucaso, nelle
regioni più fredde e nelle terre del Sud. La "124”,
che in Unione Sovietica è diventata " 2101 " (“2102” nella
versione "familiare") non è contraddistinta solo da un numero, ma ha
anche un nome: “Zhiguli”. Così si chiamano le colline che, nella regione di
Togliatti, rompono la monotonia della vastissima pianura.
La
terza catena di montaggio dello stabilimento è destinata a un'altra vettura, la
" 2103 più comoda ed
elegante, dalle prestazioni più potenti, più spaziosa.
L'ASSISTENZA
TECNICA
Un
grosso problema che il Vaz e la Fiat debbono risolvere e per cui si sta
attivamente lavorando, è quello dell'assistenza tecnica. Le Zhigulì già oggi
corrono per le strade di molte delle quindici repubbliche dell'Unione Sovietica:
ne sono state prodotte circa mezzo milione e il ritmo della produzione tende
continuamente a salire, fino alle duemila al giorno. Come garantire che, in ogni
zona dell'Urss, il cliente possa trovare i pezzi di ricambio e l'officina in
grado di effettuare le riparazioni? Sono in corso di costruzione trentatré
filiali, perfettamente attrezzate, ma neanche queste sarebbero sufficienti. Una
commissione ha dunque visitato tutte le maggiori officine sovietiche e ha scelto
le migliori, un centinaio, che sono diventate "autorizzate al
servizio" del Vaz e che garantiranno l'assistenza tecnica ai proprietari
delle Zhigulì. Presso queste officine opera un tecnico dell'assistenza,
dipendente dal Vaz; il personale delle filiali, invece, seguirà corsi di
perfezionamento, per potere dare la massima garanzia di efficienza.
Praticamente,
ogni problema è stato studiato e risolto: l'attuazione è solo questione di
tempo, anche se ce ne vorrà molto. Intanto la fabbrica lavora, le difficoltà
vengono superate grazie anche all'esperienza dei nostri tecnici e alla
collaborazione instaurata fra le parti.
UN
DESIDERIO: IMPARARE
Il
desiderio dei lavoratori sovietici di imparare, l'orgoglio con cui lavorano, in
una fabbrica così modernamente concepita, sono evidenti in ogni sezione dello
sterminato stabilimento. i carrelli sono guidati in gran parte da ragazze, che
hanno raggiunto una abilità sorprendente. Sfrecciano veloci in ogni direzione,
si incrociano e si schivano di misura.
Reparti
di carrozzeria e lavorazioni siderurgiche.
Le
ragazze sono numerose nello stabilimento: si possono calcolare in poco meno del
trenta per cento del personale, che oggi ammonta a circa 50 mila unità. Sono
belle e giovani e lavorano come gli uomini, a volte anche meglio, dove occorre
pazienza, precisione. L'orario di lavoro è 41 ore settimanali: sette ore e
mezzo dal lunedì al venerdì e tre ore e mezzo il sabato. L'intervallo per la
colazione, che tutti consumano alla mensa dello stabilimento, è un'ora: visto
che un po' di tempo avanza, dopo avere mangiato, molti lavoratori ritornano
vicino alle loro macchine a giocare a scacchi fin quando suona la sirena che dà
il segnale della ripresa del lavoro. Le produzioni principali del Vaz, come a
Mirafiori; si possono suddividere così: fonderie di ghisa, ghisa speciale e
alluminio; fucine; processi di sinterizzazione; stampaggi a freddo delle
lamiere: lastroferratura: verniciatura; fabbricazione degli elementi di
carrozzeria [radiatori, sedili, parafanghi, serbatoi, tubi di scarico, ecc.);
lavorazioni di meccanica; trattamenti termici; preparazione e montaggio della
selleria (rivestimenti interni, tappeti, ecc.); lavorazione ruote; montaggio
vetture; collaudi intermedi e finali: laboratori di ricerca e controllo;
spedizione vetture.
LE
PRODUZIONI AUSILIARIE
Giovani
venuti da ogni parte dell'Urss lavorano nello stabilimento. Molti hanno
contribuito a costruirlo.
Le
produzioni ausiliarie consistono nella fabbricazione degli stampi di fonderie e
fucine e per lo stampaggio a freddo delle lamiere, nella costruzione degli
utensili, del macchinario e della carpenteria metallica. Esiste poi un centro
tecnico per lo studio di prototipi e un magazzino ricambi.
Questa
complessa attività aziendale viene guidata e controllata da un sistema di
elaboratori elettronici; il centro direzionale, che per il momento ha ancora
sede in un edificio di Togliatti, avrà sistemazione definitiva in una torre di
ventiquattro piani in cemento armato e pannelli prefabbricati, cui sarà annesso
un corpo per il centro meccanografico e per i laboratori centrali.
Togliatti
comprende, oltre al suo nucleo centrale, due quartieri periferici: uno è quello
di Komsomolk, vicino al porto fluviale, l'altro è quello di Novi Gorod (Nuova
Città), che dista appena tre chilometri dallo stabilimento del Vaz. Nel
complesso, gli abitanti superano i 350 mila. L'arteria principale di Togliatti
è via Mira (Via della Pace), lunga un chilometro e mezzo, dove hanno sede
l'ufficio centrale delle poste, il bazar Svetlana, un grande emporio di articoli
casalinghi, alcune librerie, e lungo la quale si stende il parco della città,
con un minuscolo luna park.
CORI
AL SUONO DELLA FISARMONICA
Nel
parco, al mattino, se non fa troppo freddo, giovani graziose maestrine
accompagnano i bambini delle scuole materne a giocare, bene coperti nei loro
pesanti cappottini e imbacuccati con cuffia di pelliccia o lana. Quando viene la
sera, i “ribiàta" e le "dievushke", i ragazzi e le ragazze,
cantano al suono della fisarmonica, incuranti del vento freddo che, a partire
dall'autunno, si fa sempre sentire. Vicino al parco c'è via Gagarina, dove la
Fiat ha i suoi uffici, che tutti, italiani e sovietici, chiamano con il nome
russo di "Kantora", che significa Direzione. C'è anche uno dei tre
alberghi della città, il "Volga", dove un tempo erano alloggiati i
nostri tecnici: ora si sono trasferiti all'hotel Zhigulì, che dista poche
centinaia di metri, in un piazzale prospiciente a via Mira. Da via Gagarina
parte un'altra strada importante, via Marx, dove sorge quello che forse è il
bazar principale della città, il "Rubin", un supermercato tipo
“Standa". I clienti sono rallegrati da canzoni diffuse da altoparlanti.
molto spesso le stesse che si ascoltano in Italia: dischi di Celentano, di Mina,
di Aznavour.
C'E’
ANCHE LA VIA DEI DOLLARI
In
via Marx ci sono cinematografi, alcuni negozi di alimentari, una pista da ballo
all'aperto che funziona nella bella stagione, impianti per l' atletica, e il
Municipio, che dà sulla piazza Svoboda. Per le strade sfrecciano abbastanza
numerose le automobili: in gran parte sono Zhiguìì, le nostre "124":
al posto del marchio Fiat hanno lo scudetto del Vaz, che raffigura. stilizzata,
la leggendaria barca del pirata Stenka Rasin. Stenka Rasin è, nella regione
della Volga, un personaggio estremamente popolare: quando. verso la metà del
1600, la servitù della gleba, che già esisteva di fatto ma non aveva una sua
precisa veste giuridica, divenne legge a tutti gli effetti, i contadini russi si
rivoltarono contro il governo zarista e Rasin divenne il comandante dei ribelli.
Fu corsaro, predone, guerriero: la leggenda dice che gran parte delle ricchezze
di cui si impadroniva le donasse ai ai poveri. E' certo che finì male: caduto
prigioniero, fu condotto in catene a Mosca e lì squartato. Ritornando alla
topografia della città di Togliatti, incontriamo un altro mito: quello di via
Leningradskaia. Un mito più recente e meno glorioso: viene chiamata la
"via dei dollari", perché conduce all'unico negozio riservato agli
stranieri, il "Beriotzka", dove si acquista solo pagando in valuta
pregiata: dollari, lire, marchi. In realtà con questi famosi dollari si compera
solamente qualche stecca di sigarette, bottiglie di liquore o di vermouth e i
"souvenirs": bambole, collane d'ambra, scatolette di legno laccato. La
"via dei dollari" non porta a nessuna fantastica "borsa"
internazionale, non vi si fa del mercato nero e non si concludono affari.
IL
TRASPORTO URBANO
Autobus
e filobus non sono cari, e così i taxi (ma ce ne sono pochi). Le strade sono
rifinite alla svelta, devono seguire lo sviluppo dei nuovi cantieri. Talvolta,
giungono dopo.
A
Togliatti ci si può spostare da un luogo all'altro con il filobus, l'autobus o
i taxi. Non sono cari: cinque copechi (trentacinque lire) per una corsa con un
mezzo pubblico, mentre un lungo tragitto in taxi, come da piazza Castello a
Mirafiori, costa circa un migliaio di lire. I taxi sono qualche decina, gli
autobus e i filobus oltre trecento.
Come
passa il tempo libero, l'abitante di Togliatti? Quando fa caldo (d' estate il
termometro sale ai 35 gradi) le rive della Volga sono affollate di bagnanti.
Sulla spiaggia si gioca al calcio, a pallavolo, ci si fa da mangiare arrostendo
carne sulla brace.
Le
barche sono numerose e si possono affittare. I boschi, vicino alla Volga, sono
meta di splendide passeggiate tranne quando, in periodo di siccità, per il
rischio degli incendi, l'accesso ai boschi deve essere proibito.
Quando
viene l'inverno, bisogna rassegnarsi: c'è qualche sala da ballo, ci sono due
teatri e qualche cinematografo, ma inevitabilmente la vita “mondana"
rallenta; si esce di casa malvolentieri, molti preferiscono stare al caldo a
guardare la televisione. Un mese fa, in un pomeriggio di domenica, la
televisione proiettava un film su Venezia, con i gondolieri che cantavano le
loro serenate, il Canal Grande sfolgorante di luci. All'hotel Zhigulì, a ogni
piano, cameriere e dejournaje (le sorveglianti di turno) guardavano incantate
questo mondo di fiaba, così lontano e diverso dal loro, mentre fuori fango e
neve rendevano cupo il confronto.
SCI
DI FONDO TRA I BOSCHI Dl BETULLE
L'inverno
non impedisce agli appassionati di fare sport: chi vuole dedicarsi allo sci di
fondo; può correre per chilometri e chilometri, tra i boschi di betulle e
terreno aperto, solo facendo attenzione a non smarrirsi nella bianca pianura:
per prudenza, può seguire i pali del telegrafo. Anche chi vuole pescare, può
continuare a farlo, ma deve attrezzarsi in maniera particolare. Il ghiaccio
infatti, sul lago di Kjubyshev, raggiunge uno spessore che può superare il
metro e per scavare una buca occorre usare un trapano di ferro. Scavata la buca,
bisogna estrarre con rapidità e precauzione l'esca, che sarà conservata in una
tasca interna del giubbotto, al caldo: e bisogna affrettarsi a immergerla, e a
non lasciarla esposta all'aria, perché basta qualche secondo di troppo perché
l'esca (una larva rossa di zanzara)
geli. Chi non è sportivo, può darsi alla lettura. I giornali, quotidiani e
settimanali, sono numerosi: ogni giorno si pubblicano
“Za Komunism" (Per il Comunismo), la “Komsomolskala Pravda"
(l'organo della gioventù comunista) e la "Pravda", con notizie
locali. Inoltre ogni officina, ogni settore di attività ha il suo giornale: i
lavoratori dell'automobile hanno l' "Autostrojtel" (il costruttore
automobilistico), i chimici, gli edili, gli studenti hanno il loro settimanale.
Le librerie distribuiscono i volumi anche a prestito, fungendo da biblioteche;
tra gli altri passatempi più diffusi sono da ricordare solo gli scacchi: tutti
sanno che i sovietici ne sono appassionati.
ZUPPA
DI CAVOLI E CARNE
In
Piemonte la brutta stagione è rallegrata dai piaceri della tavola: le nostre
"bagne caode", innaffiate da un buon Barbera, aiutano ad attendere il
ritorno della primavera, Sembra che i sovietici invece non tengano molto al
cibo: non hanno infatti grandi tradizioni di cucina. Mangiano il "borsch",
la zuppa di cavoli e di carne abbondantemente condita con panna acida, la "bougjnina",
carne arrostita di maiale, formaggio, patate: piatti anche gustosi, ma non
quanto i nostri.
Per
finire, due fattori nettamente positivi in favore di Togliatti: l'aria è
limpida, frizzante, molto ossigenata. Probabilmente in Italia, per respirare un'
aria così, bisogna salire oltre i mille metri. Secondo lato positivo, il ritmo
della vita è meno intenso e faticoso di quello italiano: meno traffico, meno
rumori, meno preoccupazioni. Certamente si lavora sodo anche qui, ma in
un'atmosfera più rilassata.
Per
un lavoratore italiano vivere oggi a Togliatti non è troppo duro. Da quando i
primi specialisti misero piede in città, sono trascorsi oltre tre anni e molte
cose sono cambiate, tutte in meglio. I problemi più gravi di ambientamento sono
stati risolti, c'è una buona organizzazione, si lavora senza dover affrontare i
disagi che nei primi tempi erano durissimi e inevitabili.
IN
ALBERGO C'E' POSTO PER TUTTI
Solo
quando si ricorda con loro il passato, si sentono dei grossi sospiri. Dice un
tecnico (sposato con una ragazza di Togliatti): “Sono arrivato due anni fa,
insieme a colleghi, dopo un estenuante viaggio in treno da Mosca a Sisran, perché
le condizioni atmosferiche non permettevano agli aerei di atterrare. Da Sisran a
Togliatti abbiamo proseguito in autobus, su di una strada tanto gelata da temere
da un momento all'altro di andare fuori strada. Arrivammo che la mezzanotte era
passata un bel pezzo. In albergo non c'era posto, mi fecero dormire con un mio
compagno in una cameretta in una casa isolata, dove non conoscevamo nessuno,
dove non potevamo parlare con nessuno. Naturalmente non sapevo una parola di
russo. Al mattino, quando mi affacciai alla finestra e vidi solo neve e fango,
non mi vergogno a dirlo, mi misi a piangere come un bambino.
Oggi,
chi arriva a Togliatti trova le strade in condizioni migliori: in albergo c'è
posto per tutti: gli si fanno incontro visi di amici, di colleghi; tutti fanno a
gara per mettere a proprio agio il nuovo venuto. Non c'è affollamento, perchè
i tecnici della Fiat sono soltanto poche decine (in alcuni mesi del 1970 erano
circa seicento), l'hotel Zhigulì ha addirittura un bar con la macchina del caffè
espresso (i risultati sono modesti, ma è sempre un caffè), quando si va in
sala da pranzo si trova sul tavolo un menù con i cibi scritti in russo e in
italiano. Quest'ultima sembra una conquista da poco, ma nei tempi eroici i
nostri specialisti non sapevano che cosa mangiare. Chi capiva cosa c’era
scritto sulla lista scritta a caratteri cirillici? E se per caso si trovava un
cibo che piaceva, come ordinario di nuovo il giorno dopo? I caratteri cirillici
sono illeggibili, se non ci si mette a studiarli di buzzo buono. Anche il cibo
è migliorato rispetto ai primi tempi: c'è un cuoco italiano, Zanutel, mandato
dalla Fiat, che con infinita pazienza, nel corso degli anni, ha insegnato ai
suoi aiutanti sovietici a preparare qualche piatto all'italiana: gli spaghetti,
per esempio. Ma nel 1969 o nel 1970 gli spaghetti non c'erano neppure, dunque
bisognava accontentarsi di mangiare alla russa: c'è a chi piace, c'è a chi non
va proprio giù. Altra situazione che si è modificata con il tempo, è quella
dell'isolamento. Gli abitanti di Togliatti, come tutti i sovietici, hanno
simpatia per gli italiani e sono ospitali. sempre pronti a ricambiare una
cortesia. Ma nei primi mesi, è chiaro, guardavano gli italiani un po' come
mosche bianche, erano imbarazzati, forse anche intimiditi. E poi, in che maniera
avrebbero potuto comunicare? Così gli "specialisti
italiani”, nei primi tempi, si sono sentiti veramente in "terra
straniera”, peggio, "in un altro pianeta". I sovietici, prevedendo
il loro arrivo avevano organizzato delle scuole d'italiano, che tra l'altro
hanno fatto sì che oggi ci siano interpreti veramente bravi; ma l'italiano non
si impara in poche settimane. Avevano organizzato anche una scuola di russo, ma
per la verità, dopo le prime lezioni, pochi italiani la frequentarono. Dopo una
giornata di lavoro duro, non sono molti quelli che hanno la forza di mettersi a
studiare. Eppure, adesso russi e italiani si capiscono abbastanza. Gli italiani
hanno imparato quelle cento o duecento parole che servono per esprimersi: non
saranno in grado di fare dei grandi discorsi ma certamente se vanno in un
ristorante sanno ordinare quello che vogliono e riescono a scambiare anche
qualche battuta spiritosa con la "diévushka" che serve al tavolo. I
rapporti con i sovietici sono cordiali e frequenti: se i ragazzi della Fiat
organizzano una gara di ping-pong, l'iscrizione è libera anche ai sovietici.
Quando, nella bella stagione, si gioca a palla sulle rive della volga, molto
spesso il portiere è sovietico e i terzini sono italiani. I figli degli
italiani e i bambini di Togliatti, quasi misteriosamente si sono capiti subito e
hanno giocato insieme senza difficoltà scambiando cinturoni con la stella rossa
con matite-reclàme della Fiat, figurine con birilli e così via.
La
strada principale di Togliatti, via Mira, Abbastanza allegra durante il giorno,
specie alla domenica, è un pò triste alta sera, perché poco illuminata. Ci
sono biblioteche, molti magazzini, il palazzo delle poste e qualche "gastronom”,
gli spacci alimentari.
Si
sono conclusi anche una trentina di matrimoni, celebrati nell'edificio che a
Togliatti è adibito a questo scopo: il "Dvoréts Brakosocetànyi”,
letteralmente il "palazzo delle unioni matrimoniali", che al venerdi e
al sabato lavora intensamente; sono questi infatti i giorni in cui a Togliatti
si celebrano i matrimoni, con un ritmo piuttosto sbrigativo, anche se festoso.
Si va invece per le lunghe con il banchetto, con infinite serie di brindisi:
agli sposi, agli amici vicini, agli amici lontani.
Alla
sera, due volte la settimana, ci sono spettacoli cinematografici in lingua
italiana, al terzo piano della sede degli uffici Fiat, la famosa "Kantòra”:
e nella stessa sede si balla al sabato e alla domenica. Durante le altre sere,
all' hotel Zhigulì, si possono vedere, registrati e ritrasmessi, gli spettacoli
della televisione italiana, che giungono con qualche giorno di ritardo ma che
sono seguiti con passione. specialmente per quanto riguarda le partite di
calcio. I risultati del campionato italiano vengono conosciuti già alla
domenica sera, ci sono radio che ricevono i nostri programmi. e subito viene
affisso nell'atrio dell'albergo il comunicato. Tutti vanno molto d'accordo fra
di loro: questo è il grande, il maggior aiuto per sopportare la lontananza da
casa. Chi riceve un pacco dall' Italia, (se si è fortunati. oltre agli
spaghetti e al pomodoro, al caffè e ai biscotti, c'è anche un bel pezzo di
parmigiano), si affretta a invitare gli amici. Sono rimasti famosi i pranzi alla
"Ghirlandina", l'appartamento in cui vivevano un paio di anni fa
quattro specialisti di Modena, che avevano inalberato anche l'insegna, e che a
turno invitavano tutti a pranzo, preparando tagliatelle con un sugo che è
rimasto proverbiale negli annali della comunità italiana di Togliatti.
L'altra grande molla che sostiene gli italiani, è la soddisfazione del lavoro. Il sentirsi responsabili del raggiungimento dei risultati finali, l'orgoglio di creare uno stabilimento grazie alla propria esperienza e alla loro capacità, la sensazione di essere valorizzati in pieno, ha dato e dà loro un' energia che alcuni forse non credevano neppure di avere. Il rendimento sul lavoro è altissimo, l'assenteismo inesistente. I sovietici ci apprezzano proprio per questo, oltre che per le nostre doti umane.
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Il
testo e le foto di questa pagina sono tratti da "Le capitali dell'auto nel
mondo - Illustrato Fiat", EDA edizioni, 1973 Torino - Grazie a Luca
Stramare per il materiale
