
CZ
Vi divertite con le moto da cross giapponesi? Bene, sappiate che esse non sarebbero quello che sono oggi, se non fosse esistita questa Marca motociclistica ceca. La storia della CZ è costellata di numerosi exploit agonistici, nella velocità (con buoni risultati nel Mondiale), ma soprtattutto nel cross (foto in alto). Piloti come Joel Robert, Roger DeCoster e Gaston Rahier hanno ottenuto i loro primi successi proprio grazie a queste moto ceche, che furono appunto le ispiratrici delle moderne cross jap, dominatrici della scena a partire dagli anni '70. La CZ, come la connazionale Jawa, è stata un' altra "vittima eccellente" della caduta dei regimi comunisti dell' Est, ed oggi non produce più moto.
Gli inizi
La CZ nasce a Strakonice nel 1919 come fabbrica d' armi: CZ sta per "Ceska Zbrojowka", che significa, appunto, "Fabbrica d' armi cecoslovacca". Dopo essere entrata a far parte della Skoda, la CZ produce la sua prima due ruote nel 1932. E' una piccola moto di 76 cc, quasi una sorta di bici a motore, che viene curiosamente chiamata "Kaktus" (in alto a sinistra) a causa della forma del cilindro, che rievoca quella di una pianta di cactus...che fantasia! Tale moto venne successivamente maggiorata nella cilindrata a 100 cc, e dotata di un telaio meno "ciclistico" (seconda foto). Nella terza foto, la "250 Touring" del 1937, dalle linee eleganti e dalla costruzione raffinata, un pò come per tutte le auto e moto cecoslovacche del periodo prebellico. Dopo la guerra, la CZ riprese l'attività motociclistica nel 1948, con una semplice monocilindrica 125 (quarta foto), molto simile (come molte altre 125 dell' epoca, compresa la BSA "Bantam") alla tedesca DKW 125 RT.
Da rilevare che, fra il 1937 ed il 1939, la CZ costruì anche una bella 500 bicilindrica due tempi, con motore da 15 cv e 115 km/h (prime due foto), importante in quanto ne venne realizzata anche una versione dedicata alla scorta del Papa (terza e quarta foto). Notare la livrea bianca con bordature dorate; persino molle delle sospensioni e scarichi sono in bagno d'oro! Difficile immaginare che, trent'anni dopo questa limousine a due ruote, la produzione stradale di serie sarebbe stata limitata a moto utilitarie...
Negli anni '50, la CZ viene fusa in un unico gruppo, insieme alla Jawa: ciò influisce nettamente sulla produzione di serie, piuttosto simile a quella dell' ex-rivale. Tuttavia, c'è ancora spazio per qualche realizzazione originale: nelle prime due foto in alto, lo scooter "Cezeta 175-Typ 502", dalla linea personale quanto la tecnica (il serbatoio, così come il portapacchi da 15 kg di portata, è sopra la ruota anteriore). Vengono comunque prodotte principalmente tradizionali motoleggere a due tempi di piccola cilindrata, con le quali la CZ inizia ad ottenere i primi successi di rilievo: nella terza foto, è ritratta una una CZ 150 preparata per la "Six Days" di enduro del 1955 (vinta), e dotata persino di un riduttore a due rapporti comandato da una leva sul carter motore (le marce diventavano così otto!). Nella quarta foto, la CZ 175 di serie del 1965, classica due tempi caratterizzata da soluzioni tecniche piuttosto consuete.
Durante gli anni '60 e '70, la produzione di moto non da competizione della CZ era fondamentalmente basata su due modelli: la classica 125/175 monocilindrica stradale e "Trail" (prime quattro foto in alto, di cui una, molto curiosa, in pieno stile "hippy" anni '60!) e la 250 bicilindrica (ultime due foto), quest'ultima concettualmente molto simile alla Jawa 350 bicilindrica. Molto semplici, queste moto erano destinate ad un uso turistico e utilitario, e, pur essendo ancora adeguate durante gli anni '70, iniziavano a risentire del "gap" con i modelli occidentali.
Le moto da velocità e da cross
Se la produzione pianificata di stampo sovietico penalizzava la creatività progettuale cecoslovacca, le corse invece lasciavano ancora ampio spazio per realizzazioni degne di nota. Nel 1954, la CZ progetta la sua prima 125 dotata di distribuzione bialbero comandata da alberello e coppie coniche. E' l' inizio di una serie di moto da corsa a quattro tempi caratterizzate da questo tipo di distribuzione, peraltro nettamente ispirate alla "scuola italiana" (leggi MV, Gilera, Ducati, ecc.). La prima 125 (prime tre foto in alto), denominata "Typ 852", aveva 15 cv di potenza. Quella realizzata nel 1959-60 (ultime due foto in alto), invece, era totalmente diversa, con un albero che comandava l'asse a camme di scarico, il quale, a sua volta, comandava l'asse a camme di aspirazione tramite un altro albero (schema usato anche sulla Porsche Carrera RS dello stesso periodo!). In tal caso la potenza era di circa 20 cv a 13.000 giri, ed il peso contenuto in soli 83 kg.
Nelle prime due foto in alto, la 125 GP monocilindrica del 1963, e, nelle ultime quattro foto, la 125 bicilindrica del 1965: entrambe avevano lo stesso sistema di distribuzione, bialbero azionato da alberello comandante l' asse a camme di scarico. Il telaio della bicilindrica aveva un disegno particolarmente razionale per l'epoca. Almeno sulla carta, queste moto non sfiguravano affatto a confronto con le 125 GP italiane e giapponesi!
La CZ realizzò anche delle 250-350 monocilindriche da GP. Quella nelle prime due foto è una 350 del 1955, con cambio separato, distribuzione bialbero a coppie coniche e svariate componenti in magnesio, accreditata di 30 cv di potenza per oltre 190 km/h dichiarati. Nella terza, quarta e quinta foto, invece, la 250 del 1956 (denominata "Typ 853"), ritratta in allestimenti diversi (con carenatura a "campana" e classica), ed equipaggiata inizialmente con una sospensione anteriore a levette oscillanti, successivamente con una telescopica. Tali moto, seppur raffinate, furono raramente in grado di impensierire seriamente la concorrenza (specie quella italiana, che comprendeva mostri sacri quali MV, Gilera e Mondial), ma ottennero più volte prestigiosi piazzamenti.
L' impegno nei gran premi portò la CZ a costruire una vera meraviglia tecnica: la 350 quattro cilindri a V (sei foto in alto), il cui sviluppo, curato dall'ingegner Frantisek Pudil, era iniziato nel 1967. Era equipaggiata con distribuzione bialbero 16 valvole (quelle di ammissione erano in titanio), lubrificazione a carter secco, cambio a 8 marce, per 63 cv a 16.000 giri. Purtroppo, il suo sviluppo viene penalizzato dalla pesante crisi politica cecoslovacca. Inizialmente il motore doveva essere alimentato da un impianto di iniezione della inglese Lucas, ma la nomenklatura filo-sovietica impedì alla CZ di spedire il motore in Inghilterra! Ciononostante, la 350 V4 (che fu realizzata anche in versione da 420 cc e 72 cv per partecipare alla classe 500) ottenne risultati di rilievo, come un secondo posto al GP di Cecoslovacchia del 1971, quando Bohumil Stasa arrivò secondo dietro a Jarno Saarinen su Yamaha. Nel GP di Austria del 1972, mancò il successo per un soffio: la CZ era in testa davanti alla MV di Giacomo Agostini, ma fu costretta al ritiro proprio a pochi giri dalla fine. Quando si dice il destino...Dopo questi exploit, la CZ fu costretta ad abbandonare la velocità in favore del cross, meno oneroso.
L' impegno nel motocross, comunque, ripagò la Casa molto più di quello nei GP di velocità. Le prime moto risalgono al 1960, e sono caratterizzate (come le successive) da una meccanica semplice ma efficace: motore a due tempi dall' ottima coppia, poche ma decisive raffinatezze tecniche (la CZ introdusse per prima l'utilizzo degli scarichi ad espansione nel cross) e piloti validi portarono la CZ a vincere il mondiale nelle classi 250 e 500. Nella prima, seconda e terza foto è ritratta una 250 del 1966, con i particolari del semplice ma vigoroso motore da 26 cv, con cambio a quattro marce e scarico doppio a tubi diritti. Nella quarta e quinta foto in alto, la 250 del 1971, con sovrastrutture in vetroresina anzichè in metallo; lo scarico diventa singolo ad espansione. Con le CZ da cross, Con la CZ, Joel Robert vinse il mondiale 250 nel 1964, '68 e '69. A questi titoli, sono da aggiungere quello del sovietico Viktor Arbekov nel 1965 (sempre nella 250) e la tripletta del tedesco dell'Est Paul Friedrichs nella classe 500, nel '66, '67 e '68.
Col tempo, le moto da cross CZ subiscono una lenta evoluzione, che però ne lascia invariata l'impostazione di base, essenziale, robusta ed estremamente competitiva: nelle prime tre foto, due 250 (con potenza accresciuta a 31 cv) ed una 400 dei primi anni Settanta, con il tipico serbatoio squadrato in alluminio (trattenuto da una cinghia in cuoio!). Purtroppo, durante gli anni '80 le moto da cross per i privati rimasero praticamente immutate rispetto ai modelli anni '70, diventando dei "fossili" a confronto con le moderne cross jap: le 400 cc. nella quarta e quinta foto sembrerebbero identiche...ed infatti lo sono, ma la prima è stata prodotta nel 1977, la seconda, invece, nel 1984, ormai obsoleta con il suo doppio ammortizzatore ed il raffreddamento ad aria! La CZ risentiva ormai profondamente della penuria di risorse nei Paesi comunisti durante gli anni '80.
Nel 1976 venne anche preparato un prototipo 250/500 con motore a 4 tempi (quattro foto in alto), progettato dall'ing. Walter: il basamento era quello dei motori a due tempi, sul quale era stata inserita una termica a 4 tempi (monoalbero in testa comandato da coppie coniche), un pò come sulle prime Husqvarna 4T degli anni '80. Inoltre c'erano anche degli ammortizzatori sperimentali ad aria, studiati dalla stessa CZ; non se ne fece nulla.
Negli anni '80, la concorrenza giapponese si fa spietata, e i piloti di maggior calibro passano in massa alle Case nipponiche, attratti da ingaggi che una Casa dell' Est non poteva certo permettersi! Le CZ da cross ufficiali, a differenza di quelle prodotte in serie, ormai obsolete, continuavano però ad essere sufficientemente moderne, pur essendo costruite praticamente a mano in pochissimi esemplari: nelle prime tre foto in alto (tratte da www.allbikes.wz.cz), abbiamo una "Typ 511" 125 del 1982, con un nuovo motore capace di 34 cv, mentre nella quarta e quinta foto abbiamo la "Typ 981" di 250 cc, con 42 cv. Entrambe avevano raffreddamento a liquido, sospensione tipo Honda Pro-Link e carburatore Mikuni. Ma ormai era troppo tardi: la CZ partecipò in forma ufficiale al Mondiale cross fino al 1982, dopodichè si ritirò definitivamente dalla scena mondiale.
Nel 1989, tuttavia, la CZ tentò un ritorno sulla scena, presentando, dopo anni di silenzio, due nuove moto: la "Typ 519" di 125 cc (prime tre foto in alto) e la "Typ 520" di 250 cc (ultime due foto), entrambe dotate di moderne unità raffreddate a liquido e con valvola parzializzatrice allo scarico. Ma si trattò di un fuoco di paglia, in quanto anche queste moto erano in ritardo sulla concorrenza: della 125 furono prodotti pochi esemplari, mentre la 250 rimase allo stadio di prototipo. Queste furono le ultime moto da cross realizzate dalla Casa di Strakonice, che da allora non ha saputo più rinverdire la propria illustre tradizione nel motocross.
Il declino e la fine della produzione motociclistica
Per quanto riguarda la normale produzione stradale, negli anni '80 e '90, questa segna definitivamente il passo. Nelle prime tre foto in alto, due versioni della 350 bicilindrica 2 tempi, derivata dalla 250 nata negli anni '70. E' evidente che la tecnica delle moto prodotte a Strakonice è ormai abbondantemente superata, e così la CZ finisce, assieme alla Jawa, nel "buco nero" della produzione tipica dei Paesi comunisti, omologata, impersonale e tesa più alla quantità che alla qualità. In precedenza, si era provato a sviluppare nuove moto, come la 350 bicilindrica nella quarta foto in alto e la 250 monocilindrica nella quinta foto, entrambe quattro tempi, che però rimasero allo stadio di prototipo (foto gentilmente concesse da Miroslav Gomola, www.agm-press.cz) .
Ed inizia così l'ultimo capitolo per le moto CZ. La Casa di Strakonice, nel frattempo (siamo arrivati alla fine degli anni '80), aveva iniziato la produzione di gruppi trasmissione per le autovetture Skoda, e la produzione motociclistica aveva assunto ormai un ruolo marginale. Nel 1991, viene tuttavia siglato un accordo con la italiana Cagiva, per la produzione di nuovi modelli con i marchi CZ e Jawa (vedi). Per l' occasione, la CZ rispolvera un progetto che aveva tenuto in soffitta per molti anni: un motore quattro tempi di 180-200 cc. con distribuzione monoalbero in testa, che viene montato per l' occasione su di un prototipo basato sulla Cagiva "Blues", una piccola custom prodotta dalla Cagiva a partire dall'88. Nelle prime tre foto in alto, i prototipi Cagiva-CZ "Blues 180", CZ "Typ 487.6" e CZ "Bagpiper 180" (quest'ultimo dotato di monoammortizzatore), tutti equipaggiati da questo motore. Viene presentata inoltre una 400 monocilindrica carenata (quarta foto), derivata da analoghi prototipi Jawa; tutto questo con l' intenzione di avviarne quanto prima la produzione.
La classica 125/175 monocilindrica due tempi venne aggiornata, ma si trattava ormai di un progetto praticamente immutato dagli anni '60 (!): nelle prime due foto in alto, per l'appunto, l' ultima versione (CZ 180 due tempi prodotta nei primi anni '90), ristilizzata e con avviamento elettrico, novità non certo sufficienti a rinnovare l'immagine della CZ. Tale modello fu realizzato nei primi anni '90 anche in una versione enduro (terza foto). La produzione delle vecchie CZ 180 due tempi fu poi rilevata dalla "Moto Yuropa", azienda che produsse tali moto per un periodo molto breve (fra il '94 ed il '96), sotto il marchio "Roland". Con tale marchio venne realizzata anche la 125 a quattro tempi nella quarta foto, rimasta allo stadio di prototipo.
Anche l'accordo con la Cagiva, comunque, si rivelò inutile. La CZ iniziò a produrre, nel 1994, la Cagiva "Roadster 125" (prima foto in alto), dotata quasi totalmente di componentistica italiana. Anche il motore derivava dalle 125 italiane, con la sola differenza del raffreddamento ad aria, anzichè ad acqua. La moto si rivelò un fiasco commerciale, in quanto poco appetibile per i sedicenni nostrani, abituati a ben altre potenze (e a ben altra estetica). La versione 200 con motore CZ 4 tempi (seconda foto), il cui sviluppo del motore continuava a stagnare, si fece attendere inutilmente. Nella terza e quarta foto in alto, invece, una moto poco conosciuta: la Penta "Torete 125", dei primi anni '90, prodotta dalla "Pentamoto", una fabbrica creata con gli aiuti USA ai Paesi dell' ex blocco comunista. La citiamo in quanto montava un motore CZ, quello -sulla carta piuttosto moderno, raffreddato a liquido e con ammissione lamellare- della "Typ 519" da cross, depotenziato però a 20 cv. Purtroppo anche questa moto, pur con una tecnica più che adeguata, si rivelò un fuoco di paglia.
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L' accordo con la Cagiva salta nel 1997, a causa della pesante situazione debitoria che vive in quel periodo la Casa italiana, insolvente con la CZ. La Casa ceca rifiuta di rinnovare il contratto, e sospende definitivamente la produzione motociclistica, dedicandosi interamente, alla produzione di componenti per auto, primi fra tutti i cambi delle Skoda Felicia. Finisce così la storia di una Casa motociclistica che, come la Jawa, è stata capace di farsi apprezzare anche in Occidente, prima di essere costretta a ridimensionare le sue ambizioni, a causa dell' ottusità della filosofia produttiva di stampo filo-sovietico. Ricordiamoci quindi della CZ dei vecchi tempi, quella che ha rivoluzionato la stessa "filosofia" del motocross, che non sarebbe stato quello che vediamo oggi senza le innovazioni della Casa di Strakonice. Anche i Giapponesi devono fare un rispettoso inchino...

Alcune foto tratte da www.czowner.net , www.motorcities.com , http://www.crhighperformance.com/vintage.htm , CZ mania, www.classicbikes.it , Offroad with Ronnie , www.a2z-motopaedia.com
