AUTO E MOTO A CUBA

"Cine America" - A dispetto del nome del cinema, le auto ritratte in foto sono russe: in primo piano una GAZ "M-24 Volga", e, dietro, tre Lada "Zhiguli"

Queste immagini in bianco e nero sono tratte da un bel libro fotografico realizzato da Luigi Bortoluzzi, "Autos de Cuba" (Edizioni Gribaudo, indirizzo e-mail: edizioni.gribaudo@libero.it). Mostrano l'incredibile varietà di auto e moto presenti a Cuba, probabilmente l'unico Paese al mondo dove veicoli sovietici e americani convivono assieme per le strade di ogni giorno, in un contrasto simbolico fra due tipi di cultura: quella del regime di Batista (rappresentato dalle vetture americane anni '50, le ultime auto USA importate prima della rivoluzione), e quella del regime di Castro (rappresentato dalle auto russe degli anni '70). Qui è presente solo una piccola parte delle foto del libro, che suggerisco vivamente a chiunque sia appassionato di auto e fotografia d'autore. Il testo seguente (anch'esso un estratto del libro) è stato realizzato da Danilo Manera. 

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"Mgtrabant" e "Volga nera e dama bianca" - le auto raffiigurate sono una Trabant "P-601" modificata, e un'altra Gaz "M-24 Volga"

"Cuba è davvero un po' come queste auto. Probabilmente è difficile trovare un'immagine simbolica più calzante per l'isola che annusa il nuovo millennio, stremata da un decennio di gravi difficoltà. Adagio ma non troppo, i macchinoni americani degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta percorrono le vie dell'Avana, di Santiago, di Camagùey, di ogni città o borgata del lungo caimano verde. A mantenerli in vita e addirittura in efficienza ci ha pensato la versatile destrezza dei meccanici creoli, capaci di ricavare un pezzo di ricambio ormai inesistente anche da una lavatrice, da un trattore, da una nave in demolizione, o di adattare parti di altre vetture delle più disparate provenienze. Così si vedono stranissimì ibridi, autentiche chimere da bestiario automobilistico accanto a esemplari di razza, religiosamente conservati puri con perfezionismo da collezionista. Negli anni Settanta e Ottanta finirono in disparte, con l'arrivo dei bastimenti di berline sovietiche, e Cuba si riempì di nuove forme semoventi: la matematica e tetragona essenzialità delle Lada, il disegno distratto e anonimo delle Moskvich. Restano ancora adesso numerose, uno dei pochi regali dell'Est europeo che siano garbati ai cubani".

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"Stazione di servizio"- in questa foto, si possono notare una Fiat-FSM "126" prodotta in Polonia, una russa Lada "Zhiguli" ed una moto Jawa 350 proveniente dalla Repubblica Ceca.

 "Ma non si notano quasi più: dai garage sono usciti di nuovo i pachidermi che vantano oltre mezzo secolo di vita, con il loro profilo curvilineo, le loro sinuosità da diva, i loro paraurti sontuosi, le loro ammaccature portate con aristocratica sufficienza. Dentro c'è un microcosmo familiare: piccoli ventilatori, immaginette di santi dei culti afroantillani, slogan rivoluzionari, sedili di pelle coperti di plastica con scritte pubblicitarie straniere e sedili di plastica coperti di finta pelle di leopardo. I cubani ci trasportano scolaresche intere, cassette di frutta e ortaggi o varie generazioni di congiun­ti. Le usano per sposarsi, per andare in spiaggia, per ubriacarsi, per fare l'amore. Parecchie sono diventate taxi per turisti. Un solo elemento è costante in ogni impiego: la musica a tutto volume, salsa o bolero che sia, scatenata o malinconica. State pur sicuri che una radio rabberciata in qualunque modo o uno stereo spedito dal cugino emigrato a Miami si sgola dal cruscotto della Chevrolet, a tutti i costi, a tutte le ore."

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"Paesaggio urbano II", "Karla", "Sognando un'Harley Davidson"- le moto ritratte sono rispettivamente un'altra Jawa 350, una russa Izh "Planeta 350" in versione tre ruote, ed uno scooter ceco CZ "175 Cezeta"

 "La benzina di dubbia qualità, uscita da chissà quali tagli, produce un fumo terrificante, ti lascia addosso un odore pervicace. Eppure i visitatori non rinunciano a farsi un giro su queste creature antidiluviane, meglio se spider, coupé o decappottabili. Come non soccombere al fascino di quelle cromature, che passando per le strade strette del centro avanero sminuzzano i raggi di sole e ne sparpagliano i riflessi fin negli angoli più bui? Adagio ma non troppo, ci si sente su una metafora ambulante dell'arte cubana di arrangiarsi, di quel miscuglio di decadenza e orgoglio che caratterizza un'isola tutta istinto di sopravvivenza, ardimento e sventura."

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"Il teatro Karl Marx", "Guardiano della rivoluzione", "Desolato" - le auto americane degli anni '50 (Chevrolet, Buick, Cadillac, De Soto. etc.) sono uno dei più importanti simboli di Cuba nel mondo. 

"Non sorprende che nelle cartoline e nelle foto che scattano i turisti posino così spesso proprio queste auto. Parcheggiate lì come insospettabili bellezze tropicali o in dondolante movimento, stracariche di passeggeri e parenti. Riflettono il cielo terso dell'utopia e quello nuvoloso della disperazione, il bagliore fioco dei rari lampioni e la ghirlanda policroma delle feste."

"Ultima luce" - Uno slogan rivoluzionario e una vecchia auto americana: due facce della stessa medaglia. 

"E nell'oscurità tiepida e ansiosa paiono persino brillare di luce propria. Nel cuore della notte si destano dal sonno come fate metalliche: i remoti motori sussurrano qualcosa e partono facendo le fusa, le gomme lise scivolano al ritmo di una manciata di stelle addormentate sui cerchioni, sulle griglie, sui fregi, sugli specchietti, sui fari. Se fate silenzio e aguzzate la vista ve ne accorgerete: nel cuore della notte un popolo esausto e splendido di magiche carcasse perlustra solitario le strade dell'isola, svanendo ai primi cenni della sua incerta alba. 

Adagio ma non troppo."

Foto tratte da "Autos de Cuba", di Luigi Bortoluzzi, Edizioni Gribaudo (edizioni.gribaudo@libero.it) - Testo di Danilo Manera

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