CICLOMOTORI RUSSI!

In Italia il "motorino" è sempre stato uno dei cavalli di battaglia dell'industria nostrana, e c'è da dire che ogni quattordicenne ha a disposizione da noi ogni ben di dio (oggi si vendono per lo più scooter). In Russia, alle solite, la situazione economica non permette di aggiornare i modelli, e così i "cinquantini" russi sono rimasti tecnicamente fermi almeno a vent'anni fa, anche se nella maggior parte dei casi i modelli ancora in produzione sono vecchi di trent'anni!

 

Modelli anni '50-'60-'70

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Anzitutto, va specificata una cosa: i Russi hanno copiato di tutto, dalle auto alle macchine fotografiche, e i ciclomotori non potevano fare eccezione. In alto, ad esempio, abbiamo alcuni modelli di ciclomori "Riga", prodotti nell'omonima città lettone dagli stabilimenti "Sarkana Zwaigzne", ufficialmente siglata RMZ (Riga Motozykl Zavod, ovvero Fabbrica Motocicli di Riga). Il modello raffigurato in tutte e tre le foto è il "Riga-1" del 1959, ispirato ad analoghe realizzazioni tedesche del periodo, con cambio due marce a pedale e sospensioni telescopiche; peso 45 kg. 

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Spudoratamente copiato dal celeberrimo "Velosolex", invece, il modello di "Riga" nella prima foto in alto: tutto sembra perfettamente replicato, dal motore anteriore con trasmissione a rullo al telaio in profilati! Nella seconda e terza foto, il "Riga-11" ed il "Riga-13", probabilmente degli anni '70, ma decisamente rozzi, dotati ancora di cambio monomarcia senza frizione automatica, sospensione posteriore rigida e di motore collocato in alto come su parecchie moto degli anni '20!

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  In alto, invece, altri modelli prodotti dalla fabbrica di Riga. Nelle prime tre foto, un modello per così dire "sportivo": il "Delta Sport", con telaio di tipo motociclistico, sella lunga e cambio a due sole marce (il modello nella terza foto, con monoammortizzatore, è una versione più moderna probabilmente mai entrata in produzione o realizzata comunque in pochi esemplari). Il "Delta Sport", nonostante l'aspetto anni '70, fu lanciato nel 1986...detto tutto! Nella quarta, quinta e sesta foto, il "Mini", presumibilmente prodotto nello stesso periodo, piuttosto simile ai nostri ciclomotori a ruote basse tanto in voga negli anni '70. 

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Nelle sei foto in alto, invece, un altro ciclomotore dell'ex-URSS: il "Karpaty Sport", prodotto dalla LMZ di Lvov, in Ucraina. Come si può notare, la versione da fuoristrada nelle prime due foto in alto aveva manubrio con traversino, parafango e scarico cromato alti, come nella migliore tradizione dei cinquantini da "regolarità" nostrani anni '70...ma questo modello è stato prodotto a partire dal 1983! Il motore (terza foto; la Casa dichiarava orgogliosamente che una completa revisione era necessaria solo a 15.000 km) aveva l'accensione elettronica; inoltre, lusso supremo, c'era la luce di stop di serie...Nella quarta, quinta e sesta foto, il modello stradale, differente solo per parafanghi e scarico bassi, e per il manubrio senza traversino. 

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Del "Karpaty" è stata realizzata anche una versione da cross, "burocraticamente" siglata "2.752" (prima foto in alto); si sa che in Unione Sovietica la fantasia non era certo al potere! Nelle ultime due foto in alto, invece, il "Karpaty-2" (siglato "2.164"), dotato di un design più moderno, presumibilmente risalente ai primi anni '80.  Si può dire che, fino ad allora, la distanza fra i nostri cinquantini ed i loro non fosse eccessiva...ma, come vedremo, tale distanza è diventata sempre più "siderale" con il passare degli anni! 

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In alto, altri cinquantini di epoca sovietica: i "Verkhovina", sempre prodotti a Lvov. Il modello nella prime due foto in alto, siglato "V-902", è della fine degli anni '50, poco più che una bicicletta motorizzata: raggiungeva i 40 km/h e consumava 1,2 litri per 100 km. Nelle ultime quattro foto in alto, invece, dei modelli successivi, sicuramente meno rudimentali, prodotti negli anni '70, tutto sommato non troppo dissimili dalla produzione italiana (Garelli e similari): sul modello nella quarta foto c'è "persino" un profilato serbatoio di tipo motociclistico, e nella quinta foto è mostrato il modello "Turist", con tanto di parabrezza e borsette laterali!

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Quanto ai quattro ciclomotori in alto, non so praticamente nulla su di essi, nemmeno il nome della fabbrica da cui venivano prodotti. Quello nella prima foto in alto, siglato "16-VM", è praticamente identico al "V-902" appena citato, mentre il secondo risale agli anni '70, e fu successivamente denominato Zif "77". Entrambi vennero prodotti nella città di Penza. Ancor più misteriosi i ciclomotori nella terza e quarta foto: so solo che vennero denominati rispettivamente "MP-047" e "Vivjanka MV-042". Per il resto, buio completo!

 

Modelli attuali

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Come dite? Ho messo le stesse foto di prima? No, le foto sono più recenti, ma i modelli effettivamente non sono cambiati! Nelle prime due foto in alto, le versioni attuali del "Delta Sport" e del "Riga-13": il primo ha ricevuto solo un piccolo cupolino e le ruote in lega, il secondo invece è rimasto tale e quale come trent'anni fa, spartano ed arretrato come pochi! Un pelo più moderno, anche se sempre piuttosto "ai minimi termini", lo "Stela Pento" (terza foto), dotato di un motore italiano Franco Morini a frizione automatica. Nella quarta foto, il Krasny Oktober "Fora Sprint", prodotto da un'altra fabbrica, ma sostanzialmente uguale al "Delta", tranne che per la...raffinata carenatura di cui è dotato (nella foto ad inizio pagina è invece raffigurato il "Fora" versione base). Nella quinta foto, invece, la versione attuale del "Karpaty", immutata ormai da parecchi anni. C'è da chiedersi se ci sia qualcuno che ancora li compra... 

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Provate comunque un pò a pensare cosa succederebbe se per qualche motivo (non saprei proprio quale: bomba atomica, forse?), ad un tratto, sparissero tutti i sofisticati "cinquantini" di casa nostra e si rendessero disponibili solo quelli "Made in Russia"! Pianti e urla si diffonderanno per casa se minaccerete vostro figlio di regalargli lo ZID "Pilot" (prime tre foto in alto) al posto dell' Aprilia RX, a causa della pagella scadente...ma potete fare anche di meglio: prospettargli la versione motocarro nella quarta foto (ripresa con tanto di sfondo con pomodori, per la serie "vai a faticare nei campi"); ma forse è meglio non esagerare, potreste segnarlo a vita! Un pelo più "sopportabile" è l' "Active 50", nella quinta foto, invariato nella meccanica (stesso telaio, stesso motore raffreddato ad aria con cambio a 3 marce). Ad ogni modo, il "Pilot" e l' "Active" hanno, se non altro il monoammortizzatore posteriore: non è molto, ma bisogna accontentarsi...

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La ZID (che ha sede nella città di Kovrov e che ha prodotto anche le motociclette "Voskhod 175" (vedi pagina), realizza anche il ciclomotore pieghevole nelle tre foto in alto, chiamato "Ptaha"...ora,  per informazione ad eventuali cittadini russi che dovessero mai leggere queste pagine, non è che voglia fare ironia solo per il gusto di prendere in giro la gente e i loro oggetti d'uso comune, ma, pur essendo un mini-ciclomotore come ce n' erano tanti da noi negli anni '70 (Garelli "Katia", Gilera "Eco", ecc.), val la pena analizzare il particolare tipo di sospensione posteriore "intelligente": l' ammortizzatore, fissato proprio SOTTO LA SELLA, fornisce i glutei di una particolare sensibilità che li fa automaticamente contrarre poco prima di una buca, in modo da attutire maggiormente il colpo. Da notare anche il cannotto di sterzo, che pare tutt'altro che granitico. E non mi si dica che il guidatore non cerchi di farsi coraggio mentre guida, pensando con aria smunta: "sto guidando un'Harley, sto guidando un'Harley"...è una battuta scema? Io direi di no!

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 Ma non è tutto! Nelle prime due foto in alto, ecco lo scooter Tula "Fregat 50" (vedi anche la pagina sulla Tula), che ha nel suo stesso nome il segno del suo destino. La pedana consente una confortevole guida in posizione prenatale; inoltre, il raffinato design, così vicino ai sanitari dei nostri bagni, gli permette di conquistarsi all' unanimità il titolo di "bidet a due ruote"...Il motore è raffreddato ad aria naturale (senza ventola), ha cambio manuale e trasmissione a catena, quindi più da ciclomotore che non da scooter. Con lo stesso nome, viene prodotta anche una versione con posizione di guida più motociclistica (terza foto); anche il design è differente, ma non certo migliore...Nella quarta foto, invece, l' LSZ "Pegas", prodotto da una fabbrica aeronautica a S. Pietroburgo, dotato di un motore "Ancur" di produzione indiana: dagli aerei a veicoli di questo tipo, è un bel passo indietro! 

 

Ciclomotori..."minimalisti" e da corsa

Per concludere, comunque, chiudiamo con quelli che, da decenni, sono i due veicoli a motore più economici che si possano trovare in Russia. Rappresentano forse il culmine di questo nostro lungo viaggio attraverso il mondo dei motori nell' Est Europeo, il simbolo di tutto ciò che i Russi e tutti gli altri popoli dell'ex-blocco comunista hanno dovuto sopportare stoicamente in decenni di produzione pianificata...

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...spaventati? Lo credo! Questo pezzo di ferro (foto in alto), ancora oggi incredibilmente prodotto, è lo ZIF "20", un' incredibile ciclomotore che fa apparire tutte le moto viste precedentemente, come dei missili terra-aria. L' unica cosa di lontanamente motociclistico, su questo veicolo, è il serbatoio; tutto il resto, più che essere arretrato, risale letteralmente alla prima glaciazione. Persino un Garelli Mosquito appare più moderno, e non solo: anche le moto degli anni '10 (che erano praticamente delle bici) avevano già il motore posizionato in basso, e non in alto come su questo fossile semovente. Le gambe dello sfortunatissimo guidatore ringraziano, con il calore e i vapori d' olio che arrivano direttamente sui polpacci; inoltre, il baricentro spostato in alto a causa del motore, nonchè l'assenza totale di sospensioni, dovrebbero rendere lo ZIF sufficientemente instabile da provocare nel pilota emozioni da GP (tranne che per le prestazioni). Direte voi: non si può cadere più in basso di così...

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...ed invece si può, si può, certo che si può...L' obbrobrio che vedete in alto, anch'esso prodotto ancor oggi, è il Minsk "Kroha", sorta di orrenda moto-bici dal look ispirato forse ad uno stendipanni (ed uno stendipanni è sicuramente più bello), adatta -si suppone- dai 2 ai 92 anni d'età (per i giovani, il manubrio con  traversino "crossistico" e le ruote tassellate fanno tendenza...), grazie alla sella ampiamente sfilabile. Meglio non fidarsi troppo, e controllare che sia sempre ben stretta, per evitare dolorosi e fantozziani epiloghi. In conclusione, un aborto totale, senza mezzi termini!

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 Tuttavia, le due foto in alto rappresentano una parziale redenzione da tanto degrado tecnologico. Mostrano due ciclomotori "Riga" da corsa, il "15-S" del 1972 (prima foto in alto) e il "17-S" del 1976 (seconda foto), entrambi realizzati dalla già citata RMZ in collaborazione con la "Vniimotoprom" (vedi la pagina sulle moto Vostok da competizione). Sulla prima, il motore era raffreddato ad aria e sviluppava una potenza di 13,5 cv; sulla seconda, invece, venne equipaggiato con il raffreddamento a liquido con sistema a termosifone (ovvero senza pompa dell'acqua); il cilindro era in alluminio trattato al Nikasil, il cambio a 6 marce, l'accensione elettronica, lo scarico ad espansione, e l'ammissione era a disco rotante. La "17-S" aveva una potenza di 16,5 cv a ben 15.000 giri, pesava appena 62 kg, e raggiungeva i 153 km/h! Le versioni successive di questo modello erano capaci di potenze vicine ai 20 cv, per velocità di 170-180 km/h. 

Il Riga "15-S" (in primo piano nella foto in alto, davanti ad altri esemplari di Riga da corsa), pilotato da Eduard Borisenko, ebbe addirittura l'onore di partecipare ad una prova del Motomondiale classe 50 cc. del 1972, nella Germania Est, classificandosi settimo ed andando regolarmente a punti. Quindi, onore ai "compagni" russi, che nonostante le loro potenziali capacità tecnologiche, hanno viaggiato per anni e anni su veri e propri cessi a motore (scusatemi, ma ci voleva proprio)! Un brindisi!

...a base di vodka, naturalmente!

Foto tratte da www.mcasta.ru , http://moped.hotbox.ru

  

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