LE AUTO CINESI

Ho deciso di inserire una pagina dedicata alle auto cinesi, in quanto la Cina (sia pur con le dovute differenze) è stata parte di un blocco che non comprendeva solo la Russia e i Paesi dell' Est Europeo, ma anche la nazione più popolosa del mondo...ed è interessante scoprire che auto utilizzavano (e utilizzano)! Cercherò quindi di fare un "riassunto" di quel che so al riguardo: chi voglia saperne di più sulle auto cinesi, visiti questa pagina: http://www.autorientall.fun.ms/, e anche http://www.grupstal.nl/chinesecars.htm , che è un'ottima fonte di links correlati. 

 

Auto cinesi di derivazione americana e sovietica

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Anzitutto è da dire che, fino a qualche tempo fa (primi anni '90), l'auto era totalmente preclusa ai cinesi: era difatti  riservata solo ad enti statali o ad alte cariche dello Stato, ancor più che negli Stati dell'Est Europeo, dove a partire dagli anni '70 la mobilità privata, sia pure fra mille ostacoli, riuscì a decollare in maniera adeguata. Tipica espressione di tale situazione era la "Hongqi", ovvero la limousine di Stato cinese, prodotta a partire dal 1958.  Quella che vedete nella foto di apertura e nelle prime quattro foto in alto è una Hongqi "CA 770" (1970): come le russe ZIL, era smaccatamente ispirata ad analoghe realizzazioni americane, ovvero motore V8 anteriore, 5700 cc, 220 cv, cambio automatico a due soli rapporti. Alcuni esemplari di quest'auto erano dotati di una tappezzeria color porpora con bordi dorati...forse perchè i dirigenti del partito, sotto sotto, covavano ancora ambizioni da imperatore (e non vi è dubbio che le covino ancora, purtroppo). Nell' ultima foto in alto, invece, l'ultima evoluzione di questa vettura, battezzata "CA 7560" (1998): credo che ne venga ancora prodotta qualcuna su ordinazione, nonostante la Casa si sia dedicata totalmente alla produzione di modelli su licenza Volkswagen-Audi (vedi).

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Un gradino più in basso della "Hongqi", c'era invece la Shanghai "SH 760" (prime tre foto in alto, fra cui una versione furgone), anch'essa di chiara ispirazione americana e riservata quasi totalmente ad enti statali, con la differenza che il motore era un 6 cilindri in linea di 2200 cc., 90 cv, 130 km/h; il cambio era manuale a 4 marce, la trazione posteriore. Prodotta a partire dal 1960, quest'auto è rimasta in produzione senza alcuna modifica fino ai primi anni '90, allorquando la Casa produttrice ha deciso di dedicarsi, come la Hongqi, alla produzione di vetture VW su licenza. Nella quarta foto, invece, gentilmente concessami da Jaime Amaro (Portogallo), un'auto piuttosto misteriosa, sempre prodotta dalla stessa Casa, che precedette di poco la "SH 760": la "Feng Huang" (che in cinese significa "fenice"), presentata nel 1959. Secondo alcune fonti, il motore era un V8 da 150 cv, secondo altre la vettura era basata su pianale e meccanica della Humber "Hawk", con un quattro cilindri 2300 cc. da 78 cv. Con tutta probabilità, nemmeno i cinesi si ricordano più di quest'auto!

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Un'altra auto cinese di vecchia data -e, forse, la più interessante oltre alla "Hongqi"- è la fuoristrada Beijing, strutturalmente derivata dalla russa UAZ "469", quindi con motore 4 cilindri a benzina di 2500 cc, aste e bilancieri, 71 cv di potenza. Inizialmente riservata all'esercito cinese, è stata resa disponibile per i civili a partire dai primi anni '90. Il primo modello risale al 1965 (prima foto in alto, Beijing "BJ-212"); in alto al centro, l'ultima, recente versione, chiamata "BJ-2020 Kuangcao ST", dotata di svariati miglioramenti a motore, trasmissione e freni. Nella terza foto, la Wuhan "2030 X" del 1989, una station-wagon dal design vagamente ispirato ad analoghe realizzazioni nipponiche, ma sempre con meccanica di derivazione UAZ (la Wuhan era tuttavia disponibile anche con la sola trazione posteriore).

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In alto, altre immagini dell'attuale Beijing "BJ-2020" e derivate (fra cui un n pick-up con la sola trazione posteriore): c'è da dire che, a differenza della UAZ "469" da cui è derivata, questa 4x4 si è evoluta maggiormente, non tanto a livello di meccanica (ci sono comunque il piantone sterzo collassabile e i dischi anteriori, assenti sulla UAZ), quanto a livello estetico (cerchi in lega, decals e tinte metallizzate), fino a diventare addirittura gradevole! Le Beijing sono state importate in qualche esemplare anche negli Stati Uniti, con il marchio "Fuqi". La Beijing rimane l'ultima auto cinese attualmente in produzione progettata all'epoca della collaborazione tecnica con l'URSS.

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C'è però un'auto che non sono riuscito ad identificare: è quella nella foto in alto. So solo che si chiama Beijing "BJ 750" (quindi prodotta dalla stessa Casa produttrice di 4x4 già citata), e che è del 1978. Per il resto, zero: non so nè i dati tecnici, nè l'eventuale discendenza di quest'auto da altri modelli, anche se pare essere derivata dalla Toyota "Crown" degli anni '70, o da qualche Nissan contemporanea. Altre foto e, soprattutto, i dati tecnici, sono ben accetti!

 

Auto cinesi di derivazione europea

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Ad ogni modo, la produzione cinese odierna è fatta soprattutto di modelli giapponesi più o meno nuovi, prodotti su licenza, dei quali non ci occuperemo (è inutile andarsi a rivedere, che so, una Toyota Corolla, se poi questa è prodotta, come sappiamo, in decine e decine di Paesi...). Ma, per noi europei, non mancano comunque le sorprese! Riconoscete la vettura nelle due foto in alto? Sì, altro non è che la Seat "Ibiza" prima serie, le cui linee di montaggio, dopo l'acquisto della Seat da parte della VW, sono partite per la Cina. Ora l'auto si chiama Yuejin "Nanja", ma l'auto, a parte qualche piccola modifica al frontale, è rimasta pressochè immutata (compreso il famoso motore System Porsche, vanto pubblicitario della prima auto progettata "in casa" dal Marchio spagnolo all'epoca!)

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Ed il furgone nelle due foto in alto? Ora si chiama "Etsong" ed è prodotto in Cina dall'omonima fabbrica, ma quindici anni fa altro non era che la versione commerciale della Austin  "Maestro", vettura medio-piccola dell'allora esistente Marchio inglese! 

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In alcuni casi, vecchie vetture europee rinascono a nuova vita in Cina, con nuove versioni mai realizzate in Europa. La vettura nelle quattro foto in alto si chiama Shenlong "Fukang", ed altro non è che la vecchia Citroen "ZX", ma in una nuova versione a tre volumi, mai prodotta in Francia! Nella quarta foto vediamo anche una versione a passo allungato, anch'essa inedita. 

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Un'altra vecchia Seat viene prodotta da un'altra fabbrica cinese: è la Seat "Toledo" prima serie, ribattezzata Saic "Chery". Una vettura di queste, che per noi è solo un modello un pò datato, per i Cinesi equivale praticamente ad una Rolls...

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...per non parlare della vettura in alto! In Cina, da diversi anni, viene difatti prodotta anche la vecchia Audi "100", denominata Hongqi "CA 7200". Tale vettura, in versione allungata, ha preso il posto dellle vecchie berline di ispirazione americana, ed è ora la limousine di Stato cinese, costruita anche in versione cabriolet.

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In alto, invece, la versione base (con motore 1.8 da 90 cv), un'altra versione allungata chiusa, e le nuove berlina e cabrio ristilizzate (Hongqi "CA-7202")...a giudicare dall'efficacia del restyling, non si direbbe che è un auto di quasi 20 anni fa (anche se occorre dire che l' Audi "100", quando nacque, era già avanti di dieci anni rispetto alle rivali)! 

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La già vista Shanghai "SH 760" è stata invece sostituita da un altro vecchio modello tedesco: la Volkswagen "Santana", meglio conosciuta da noi come "Passat" (in alto a sinistra). Tale vettura è stata realizzata in Cina anche come monovolume, mai venduta in Europa (seconda foto; altro caso di nuova versione di un modello ormai dimenticato da noi!). Nella terza foto, invece, l'ultima versione della "Passat/Santana" cinese, battezzata "Santana 2000", leggermente ristilizzata, ma sempre basata sull'analogo modello Volkswagen degli anni '80. Ancor più sorprendente è ritrovare in produzione in Cina la vecchia VW "Jetta" (quarta foto), debitamente ristilizzata!

 

Modelli recenti progettati in loco (o appositamente per la Cina)

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In alto, vediamo un'auto cinese totalmente nuova: la Beijing "Heroic", basata sulla meccanica della Jeep "Cherokee" (modello che già viene prodotto su licenza dalla Beijing stessa). La "Heroic", presentata nel 2000, è comunque una delle poche vetture cinesi disegnate autonomamente, nonostante la meccanica sia di origine statunitense. Non è affatto male come auto...anche se, forse, le vecchie jeep di origine sovietica erano più personali, anche se più spartane!

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Di auto cinesi progettate in maniera autonoma, oltre alla già citata Beijing "Heroic", non è che ce ne siano molte. Le due vetture nelle quattro foto in alto (una berlina ed un minivan, le cui foto ritraggono "stage" di prototipo differenti) saranno però fra queste: disegnate da Giugiaro, si chiameranno "Zhonghua" ("Cina" in cinese), e saranno equipaggiate con un motore totalmente nuovo, progettato e prodotto in loco (anche se, si suppone, con l'aiuto di tecnici occidentali), ovvero un 4 cilindri capace di portare la vettura a 190 km/h, con un consumo medio di 6,5 litri/100 km (dati riferiti alla berlina). Tali vetture non sono derivate da analoghi modelli europei o jap, nè esteticamente, nè -ed è questa la novità- meccanicamente: potrebbero quindi essere le prime auto "totalmente" cinesi! 

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Lo stesso si può dire per le vetture ritratte in alto, realizzate dalla Hafei. Il monovolume nella prima foto in alto (battezzato con l'impronunciabile nome di "Songhuajiang Zhongyi") è stato disegnato nientepopodimeno che da Pininfarina, ma la meccanica è Suzuki (motori da 970 e 1050 cc). Totalmente cinese nella meccanica è invece la Hafei "Lobo" (seconda e terza foto; "lobo" in cinese significa "tesoro sulla strada"), equipaggiata con un nuovo 1075 cc da 47 cv, in verità non molto per un "mille" di nuova concezione. Anche qui lo styling -piuttosto piacevole- è di Pininfarina (che ha progettato anche il pianale), così come per la bella coupè Hafei "HF Fantasy" (quarta foto), caratterizzata da alcune soluzioni molto particolari, come i fendinebbia nei montanti del parabrezza. La "Fantasy", comunque, per ora è solo un prototipo statico, mentre la "Lobo" entrerà quanto prima in produzione. 

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Un altro esempio di auto progettata in loco, è la vettura in alto a sinistra, prodotta dalla Taisun-Huoban: è un taxi dotato di carrozzeria in materiale plastico e space-frame, con un motore 4 cilindri diesel di 2200 cc. (credo comunque di derivazione giapponese). Del prototipo in alto a destra, invece, non ricordo purtroppo nè il nome, nè la Casa costruttrice: so soltanto che, come la precedente, ha una carrozzeria in materiali plastici, e che è a propulsione ibrida, o almeno così mi sembra di ricordare. Se qualcuno sa di che auto si tratti, non esiti a scrivermi! 

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In alto, infine, vediamo una vettura non realizzata in Cina, ma progettata appositamente per tale mercato: è la Chrysler "CCV", un prototipo funzionante presentato nel 1997. Tale vettura presenta tutta una serie di soluzioni per ridurre al minimo i costi di produzione, come la carrozzeria in materiale plastico non verniciato (il colore è già incorporato nella plastica), gli interni semplicissimi e facilmente lavabili, ed un motore bicilindrico raffreddato ad aria, 800 cc, 36 cv, caratterizzato da bassissimi consumi ed emissioni inquinanti. La Chrysler "CCV" è stata paragonata -non a torto- alla mitica Citroen "2CV"; purtroppo, a tutt'oggi, non ne è stata ancora avviata la produzione. Un peccato: molte fabbriche cinesi producono raffinati modelli giapponesi di classe medio-alta, evidentemente perchè i pochi cinesi che possono permettersi una vettura sono quasi sempre piuttosto ricchi, mentre un operaio può a malapena sfamare la propria famiglia, senza potersi permettere nulla più che la classica bici. Ma allora, i Cinesi devono avere tutti una piccola auto e cominciare quindi a diventare dei consumatori come noi, oppure devono rimanere dei semplici produttori per noi occidentali, per di più sottopagati e schiavizzati da uno Stato che da un lato vende i suoi prodotti in tutto il mondo e dall'altro manda a morte centinaia di dissidenti? 

Purtroppo credo che i dirigenti cinesi -ma non solo loro...- abbiano optato per la seconda opzione. Di comunismo in senso buono, non è rimasto davvero nulla in Cina.

 

  

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