LE MOTO CINESI

I motivi che mi hanno spinto a realizzare una pagina sulle moto cinesi, sono i numerosi punti di analogia con la produzione motociclistica sovietica, oltre che l'appartenenza della Cina (sia pure con le dovute differenze) allo stesso blocco politico crollato in Europa fra l'89 ed il '91, con la differenza che in Cina il regime comunista è ancora saldamente al potere, ed esercita la sua autorità in maniera particolarmente spietata, come purtroppo è noto. Ma non è mio compito occuparmi di politica, per cui vediamo un pò le moto che scarrozzano la gente all'ombra della Grande Muraglia! 

Premetto che in questa pagina -a parte qualche eccezione- mi occuperò solamente delle moto di origine non giapponese, tralasciando quindi la miriade di scooter jap su licenza, di ogni cilindrata e tipologia, che vengono prodotti oggi in quantità enormi in una miriade di fabbriche cinesi. 

   

Moto di derivazione sovietica: le "Changjiang"

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L'industria motociclistica cinese nasce nel 1958, con la fondazione della Beijing Motorcycle Factory di Pechino, che inizia a produrre, con la collaborazione di tecnici sovietici, dei "cloni" della BMW "R71" bicilindrica boxer d'anteguerra. Tali moto erano derivate sostanzialmente dai primi modelli delle sovietiche Ural e Dnepr , anch'esse copie della bicilindrica tedesca, ed erano quindi provviste di distribuzione a valvole laterali. Tali moto vengono prodotte ancor oggi, pressochè immutate: in alto abbiamo difatti la Chang Jiang "M1 750", qui ritratta nella colorazione verde militare.

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Ovviamente, la trasmissione finale è ad albero, la sospensione posteriore a "ruota guidata" (sistema in disuso da 50 anni!), la potenza max sui 20 cv, quindi tutto è come sull' analoga BMW di 60 anni fa! In alto, abbiamo la Changjiang"M1 750 Chrome", più curata rispetto alle altre versioni, e sicuramente dotata di un forte fascino "vintage". Chi ci crederebbe che questa moto è ancora in produzione?

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Successivamente, come sulle "cugine" russe, tali moto hanno acquisito un "nuovo" motore a valvole in testa (due foto in alto), sempre di 750 cc; con questo motore, la potenza sale a 36 cv circa, per prestazioni un pelo meno "anni '30"! 

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Da rilevare come i cinesi abbiano "rivoltato" le vecchie moto di origine sovietica, talvolta lasciandosi prendere troppo la mano...Difatti, se nella prima foto in alto a sinistra possiamo vedere una classica Changjiang "J-I 750" sidecar in uso alla polizia cinese (metà anni '80), nella seconda e terza foto è ritratta invece la "Changdong 750 Solo", discutibile "aggiornamento" in chiave cruiser delle vecchie moto russo-cinesi. Notare il felino sul parafango (davvero molto sobrio...), il bauletto in plastica bianca e il radiatore rifinito alla bell' e meglio. Radiatore, sì: hanno appioppato al vecchio boxer il raffreddamento ad acqua (in verità, anche la Ural stessa lo ha fatto, ma solo per un tre ruote da lavoro...)! 

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Ancor più discutibile la "M1 Cool", in alto a sinistra (c' era bisogno di chiamarla "fresca" per dire che è raffreddata ad acqua?): ha lo stesso motore raffreddato a liquido della "Changdong Solo", ma montato addirittura sul telaio della vecchia "M-72" d' anteguerra !!!!! I cinesi non hanno davvero ritegno!! Però la "Changjiang 750 Super" (ultime due foto in alto, sidecar rosso) è interessante: è un' istigazione alla poligamia, perchè ci si può andare in quattro...con la moglie in sella e le amanti nel carrozzino, ci si fa un figurone!

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Infine, ecco altre tre evoluzioni cinesi di un progetto vecchio di quasi 60 anni: il sidecar Long Tech 750, riccamente accessoriato, un motocarro (sempre con motore boxer...ma in versione diesel!), e perfino un "quad", il  Dong Tian "750 ATV Cool"  (con il motore boxer raffreddato a liquido già citato)! Certo che i Cinesi ne sanno una più del diavolo, quando le risorse tecniche sono scarse sanno fare di tutto con quel poco che c'è!

 

Altre moto cinesi: Donghai, Xingfu

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Oltre alle Changjiang, fino al 1989 è stato prodotto in Cina anche un altro sidecar di grossa cilindrata: il Donghai "750 A" (quattro foto in alto, la terza ritrae una versione senza sidecar), visibile anche nella foto di apertura. A differenza delle Changjiang, ha un motore bicilindrico parallelo di scuola britannica, con distribuzione a valvole in testa; la lubrificazione è a carter secco, la potenza di 33 cv, per 100 km/h di velocità massima (145 per la versione "solo").

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Fra le prime moto prodotte in Cina su licenza, c'erano anche le cecoslovacche Jawa 250, assemblate a Shanghai (con il marchio "Xingfu") e prodotte fino a pochi anni fa. In alto, possiamo notare una replica del modello Jawa "353" (prima foto), e la Xing-Fu 250 in versione base e con cupolino, sostanzialmente identica (seconda e terza foto). Per tutte, motore monocilindrico 2 tempi da 14 cv (i diabolici cinesi ne hanno realizzato però anche una versione "Sport", un poco più potente -22 cv- e dotata di ammissione lamellare!)

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Fra tutti i ciclomotori e scooters prodotti in Cina (pressochè impossibile elencarne anche solo alcuni...), è però da citare quello nella foto in alto...lo riconoscete? Sì, e proprio lui, il caro, vecchio Velosolex francese, con il quale milioni di ragazzi francesi hanno iniziato il loro rapporto con le due ruote: ora si chiama "Hongling", e viene prodotto in Cina senza alcuna modifica rispetto al progetto originario. Non so se stia avendo successo in Cina, sta di fatto che da milioni di bici "normali" a milioni di bici a motore, il passo è breve!

 

Moto cinesi di derivazione giapponese

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Per finire, una rapida carrellata delle moto cinesi derivate da analoghi modelli giapponesi. Ci limiteremo solo a qualche esempio, visto che i "cloni" cinesi delle moto jap di piccola cilindrata sono innumerevoli, spesso assolutamente identici fra loro anche quando sono prodotti da fabbriche diverse. In alto, due moto assai usate dalla polizia cinese (oltre ai sidecar di derivazione BMW): la Suzuki GN 250 prodotta su licenza, e due Xingfu-Honda 125 entrambe monocilindriche 4 tempi prodotte su licenza. Da notare che la filiale cinese della Suzuki produce anche la moto più veloce attualmente prodotta all'ombra della Muraglia, ovvero la Suzuki "GSX 250" (terza foto): per un Cinese, questa è la Ferrari delle moto!

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In alto, alcuni "bizzarri" esempi di piccole cilindrate cinesi su licenza jap. In alto a sinistra, la "Honest", una custom 4 tempi non proprio "onesta" per quanto riguarda la cilindrata: sotto il finto cilindro alettato, si nasconde infatti un motore Honda da appena 90 cc (seconda foto in alto)! Nella terza foto in alto, la Sundiro-Honda 125: non so perchè, ma i colori di questa moto mi ricordano proprio le cianfrusaglie (radio, giocattoli, ecc.) vendute sulle bancarelle dei cinesi! Nella quarta foto, la Huanghe-Kawasaki 250, come la Suzuki GSX 250 è di standard alto per il mercato cinese (nonostante il freno anteriore a tamburo!)

 

Alcuni prototipi

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Se consideriamo Taiwan come Cina a tutti gli effetti (come in teoria si potrebbe dire, visto che la popolazione è sempre di ceppo cinese e che la stessa Taiwan non ha ancora dichiarato l'indipendenza da Pechino), anche la moto nelle quattro foto in alto può essere considerata cinese. La PGO "V2 1600" fu presentata nel 1993 dall' omonima Casa produttrice di scooter, e destò scalpore appunto per il suo inedito motore bicilindrico a V da ben 1600 cc. La moto -dotata di distribuzione monoalbero con tre valvole per cilindro e bielle "sfalsate", stile Honda Transalp, e di telaio in alluminio- si dimostrò straordinariamente maneggevole e ricca di coppia ai bassi regimi: purtroppo, però, è rimasta allo stadio di prototipo, nonostante le sue ottime qualità dinamiche.  

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Tuttavia, per una vera e propria moto cinese di grossa cilindrata, è ormai solo questione di tempo. La moto nelle due foto in alto è stata realizzata dalla Zongshen, la terza fabbrica cinese come numeri di produzione. Si chiama "ZS 750", ed è spinta da un bicilindrico a "L" 4 tempi, capace di erogare 90 cv. Solamente i carter sono di derivazione Suzuki SV 650, il resto (telaio in alluminio compreso) è quasi interamente cinese. Questa moto farà da base, si dice, ad un nuovo modello "naked" che andrà a contrapporsi alle Ducati Monster e alla già citata Suzuki SV 650, con la differenza di un prezzo più basso. Riusciranno in tale impresa?

La stessa Casa ha anche recentemente partecipato (unico team cinese al mondo!) ad alcune gare internazionali, inizialmente con una vecchia Honda RC 45 (in alto), e successivamente con delle Suzuki GSX-R 1000 Superproduction, tutte patriotticamente verniciate nei colori della bandiera cinese. Il team Zongshen ha già vinto alcune gare del mondiale di Endurance, dimostrandosi quindi piuttosto agguerrito. Insomma, i Cinesi prima o poi invaderanno il mondo, oltre che con i loro altri prodotti, anche con le loro moto. Anche se sono dell'avviso che farebbero assai meglio ad evolversi prima in altri ambiti, come il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Le moto possono aspettare. 

 Alcune foto tratte da www.joeberkphotography.com , www.gespannfahrer.purespace.de 

  

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