ALTRE CASE

In questa pagina, faremo una breve carrellata di alcune Case motociclistiche dell' Est poco note, compresi alcuni prototipi. 

 

La prima moto russa e la "Podolski" 750

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Quella che vedete nella prima foto in alto è, in assoluto, la prima moto costruita in Russia. Si tratta della "Rossia", costruita nella città di Riga nel 1901 dall'omonima fabbrica di biciclette fondata da un oriundo tedesco, Alexander Leitner, ed equipaggiata con un monocilindrico Fafnir quattro tempi di 247 cc, potenza 1,75 cv; peso totale 52 kg. Come la maggioranza delle moto dell'epoca, non aveva frizione nè cambio, eppure il motore -particolare tutt'altro che scontato in un' epoca in cui si provavano le soluzioni più strane- era già collocato nella posizione giusta, ovvero in basso! Nella seconda, terza e quarta foto, invece, abbiamo la moto che veniva utilizzata dall'esercito prima delle Ural: la PMZ "A-750" (o anche "Podolski"), con un motore bicilindrico a V ispirato alle americane Indian. Aveva 15 cv di potenza, per 100 km/h di velocità max (80 con il sidecar), telaio in lamiera stampata, cambio a tre marce. Fu prodotta per quattro anni, da '35 al '39; in seguito si sarebbe passati alle ben note bicilindriche boxer. 

 

Le moto segrete della "Vniimotoprom"

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Nella città di Serpuchov, a 70 km da Mosca, aveva sede la "Vniimotoprom", ovvero "Istituto scientifico per la produzione motociclistica", una specie di centro ricerche e sviluppo per tutta l'industria motociclistica sovietica in generale, dove videro la luce diverse moto da GP, come la Vostok "S-565" quattro cilindri degli anni '60, nella prima foto in alto (clicca qui per leggere la storia delle Vostok). Oltre alle "Vostok", in tale centro videro la luce anche delle moto dotate di motore rotativo tipo Wankel, probabilmente gli unici tentativi dei Russi di introdurre qualcosa di veramente nuovo nel loro "stagionato" scenario motociclistico. Nella seconda foto in alto, uno dei primi prototipi Wankel, realizzato nel 1974, dotato di un monorotore di 495 cc., posizionato longitudinalmente e raffreddato ad aria forzata, con una potenza di circa 50 cv. Come ben visibile dalla foto, se il motore era interessante, il resto lo era molto meno: cambio e ciclistica erano infatti di derivazione Dnepr (quindi assai datati). Nella ultime tre foto in alto, due prototipi successivi: la "RD-517" sidecar (terza e quarta foto) e la "Rotor 500" (quinta foto), entrambe degli anni '80 e con lo stesso monorotore 500, ma raffreddato a liquido. Anche queste moto avevano ciclistica e cambio delle vecchie Dnepr: la stessa "Rotor" -dall'apparenza più moderna- era dotata ancora di un freno anteriore a tamburo!

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 La moto ritratta nelle quattro foto in alto, invece, pur avendo un'impostazione piuttosto anni '70, risale al 1985. E' la "RD-660", completamente diversa rispetto ai prototipi Wankel precedentemente visti: la cilindrata era di 660 cc., e il motore, raffreddato ad aria, non aveva parti in comune con le Dnepr (era posizionato trasversalmente, con la trasmissione finale a catena e non ad albero). Tutte queste moto testimoniano l' interesse notevole dei sovietici per i motori rotativi tipo Wankel (sperimentati anche dalla Lada - vedi pagina). Ad ogni modo, nessuno di questi prototipi ha mai avuto un seguito produttivo.

 

Altre case - Cecoslovacchia, Polonia, DDR, Romania

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Facciamo un salto indietro nel tempo, per citare alcune marche degne di nota. La cecoslovacca Bohmerland, costruita fra il 1923 e il 1939, era una stranissima monocilindrica 4 tempi (350 o 600 cc.) dotata di un  telaio lunghissimo, e -prima in assoluto- di ruote stampate in lega. In alto a sinistra, una 600 sidecar, e, al centro, una 350 (una delle ultime); nella terza foto, invece, il sottoscritto osserva perplesso la stessa moto al Museo della Tecnica di Praga, nel '98... Da rilevare che entrambe sono a passo corto...sì, perchè esisteva una versione ancora più lunga, a tre posti: più il sidecar (biposto), fanno in totale cinque posti, all' occorrenza sei...altro che monovolume!

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Altra Casa cecoslovacca è la Praga, ben nota per la sua produzione di camion, ma che in passato ha prodotto anche moto. La Praga 500 (prima foto in alto) fu importantissima, in quanto è stata la prima moto di serie alla storia dotata di distribuzione bialbero! I due alberi a camme in testa erano comandati da un alberello e da una coppia conica; inoltre, altra raffinatezza, il cambio a 3 rapporti era estraibile, proprio come sulle moto da corsa di oggi. Nella seconda foto in alto, l'altrettanto sofisticata 350 monoalbero, dotata di trasmissione finale ad albero. Entrambe le moto si rivelarono però troppo costose da produrre, e la Praga abbandonò la produzione motociclistica nel 1933. 

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Dopo oltre 60 anni, la produzione motociclistica è ripresa con la ED 250 (terza foto), una enduro motorizzata con un monocilindrico due tempi raffreddato a liquido derivato dalle Jawa da enduro di fine anni '80 (quarta foto); la potenza è di 40 cv, non molto, ma si tenga conto che questa non è una enduro prettamente da competizione. Nella quinta foto, invece, una nuova monocilindrica quattro tempi da cross, denominata CD 610, con un monoalbero a quattro valvole ispirato allo svedese Husaberg, erogante oltre 60 cv. 

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Nell'ex-DDR non c'erano solamente la MZ e la Simson: in alto, abbiamo difatti lo scooter Roller "Berlin 150", prodotto dalla IWL ("Industriewerke Ludwigsfelde"; in alto a sinistra, il marchio della Casa) a cavallo fra gli anni '50 e '60. Questo scooter, simile per certi versi al russo Tula, aveva cerchi da 12", motore 150 cc. due tempi raffreddato a ventola da 7,5 cv , e trasmissione finale a catena sigillata. La velocità max era di 85 km/h.

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Anche la Polonia, nonostante quasi nessuno lo sappia, ebbe una produzione motociclistica di una certa rilevanza (20 Case dal 1928 al 1972; per chi voglia saperne di più, consiglio il sito Polskie motocykle con un'ampia gallery fotografica). Anzitutto è da citare la Junak, che fra gli anni '50 e '60 costruì delle monocilindriche ispirate ad analoghe realizzazioni inglesi del periodo, oltre a qualche interessante prototipo. Nella prima foto in alto, la Junak "M10" (1958), una classica 350 cc. a 4 tempi (con 18 cv di potenza), la cui versione enduro/cross (seconda foto) ebbe un certo successo nelle competizioni. Dalla "M10" venne ricavato anche un prototipo da record (terza foto), con una profilata carenatura "a campana"

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Ma nel 1962 venne realizzato anche un prototipo molto moderno ed avanzato per l'epoca: la Junak "M-14 Iskra" (prime cinque foto in alto), dotato di un bicilindrico parallelo 350 monoalbero completamente nuovo (24 cv per 140 km/h), telaio monotrave e forcella Earles, e con una innovativa carrozzeria in vetroresina, molto simile all'inglese Ariel "Leader". Tale modello fu una delle ultime realizzazioni della Junak, la cui produzione motociclistica terminò nel 1965. Recentemente, il marchio Junak è riapparso sul mercato: per ora, però, l'unica moto commercializzata (la Junak "Millenium 250", sesta foto) altro non è che una coreana Hyosung, a sua volta prodotta su licenza Suzuki... 

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Altre moto costruite in Polonia: in alto a sinistra, la CWS "M 111", una copia delle americane Indian, datata 1933: motore bicilindrico a V, valvole laterali, 14 cv di potenza (il sidecar ritratto nella foto  era in servizio alle Poste polacche). Nella seconda e terza foto, invece, lo scooter WFM 175, risalente agli anni '60, dotato di ruote da 14 pollici: pare incredibile, ma questo veicolo ha gareggiato con buoni risultati alla Six Days internazionale di enduro, anche se, alla prima partecipazione, finì in panne...sulla linea di partenza (quarta foto)! Da rilevare che questo scooter aveva un complesso motore/trasmissione di tipo motociclistico, ma il tutto era stato ruotato di 90 gradi, con il cilindro posto orizzontalmente ed il cambio che si veniva a trovare -pignone d'uscita compreso- fin quasi sotto la sella (!).

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 Un'altra Casa motociclistica polacca fu la WSK (Wytwornia Sprzetu Komunikacyjnego, ovvero "Fabbrica equipaggiamenti di comunicazione"; in polacco, comunicazione significa anche "trasporto"), nata negli anni '50. Questa Casa terminò la produzione di moto nel 1985, in seguito agli scioperi contro il regime comunista di Jaruzelski: fra l'altro, pare che fu proprio uno sciopero alla WSK ad anticipare i colossali movimenti dei cantieri di Danzica che segnarono l'inizio della fine del regime polacco. La WSK produsse esclusivamente modelli di 125 e 175 cc, con tradizionali motori monocilindrici a due tempi: nelle prime due foto in alto, abbiamo una WSK "175 Kobuz", mentre nella terza foto è ritratta una 175 elaborata per le corse, del 1962; nel quarta foto, invece, la "M-16" da enduro anni '70. Dopo la fine della produzione motociclistica, la WSK si è dedicata esclusivamente alla produzione di elicotteri.

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Tuttavia, in Polonia è ancora attiva una Casa produttrice di ciclomotori: la Romet, con sede nella città di Bydgoszcz, che inizialmente assemblava ciclomotori cecoslovacchi Jawa su licenza. Successivamente, tale Casa utilizzò motori progettati e prodotti in Polonia. Nella prima foto in alto, abbiamo il Romet "Komar", uno dei primi modelli, prodotto a partire dal 1965; nella seconda e terza foto, invece, il "Pony" ed il "Chart", rispettivamente un mini-ciclomotore ed una moto di 50 cc, prodotti negli anni '80. Anche la Romania ha avuto una sua pur minima produzione motociclistica: ancora oggi viene prodotto il Mobra "Hoinar" (quarta e quinta foto in alto), una piccola moto con un motore 50 cc (credo di derivazione Sachs) dotato di cambio a 5 rapporti, e capace di 5 cv per 70 km/h di velocità massima. 

 

Alcune foto tratte da Polskie motocykle , Motorcycles of Poland , www.cartinki.ru , http://weteranszos.pl/ , Motociclismo , http://muzza3.fateback.com/a-z.htm , www.scootermaniac.org 

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