
URAL
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Quella che vedete in alto non è una foto d'epoca: nonostante la scarsa qualità dell' immagine e l' aspetto anni '40 del sidecar ritratto, tale foto è stata scattata...nel 1999! Già da questo si capisce come la Ural (sigla "ufficiale" IMZ, ossia Irbit Moto Zavod, "Fabbrica Moto di Irbit") sia una Casa motociclistica non certo votata al rinnovamento: tuttavia, si è ultimamente creata -un pò come le fuoristrada UAZ 4x4- una certa fama in Europa e negli USA, grazie alla sua produzione di moto "d' antan", sicuramente cariche di fascino. Inoltre, come vedremo, qualche piccolo sforzo di modernizzazione lo sta facendo, a differenza di altre fabbriche russe. La Ural ha anche una "cugina" cinese, la Changjiang: a tal proposito, si veda la pagina sulle moto cinesi.
La storia della più nota Casa motociclistica russa inizia nel 1939, e trae origine -come abbiamo visto più volte in questo sito- dalle vicende della 2a guerra mondiale. In quell' anno, difatti,i sovietici si procurano 5 sidecar BMW (motore due cilindri boxer 750 cc a valvole laterali, nella GIF animata in alto), li smontano completamente e ne copiano ogni singolo pezzo, dando il via alla produzione di centinaia di "cloni" sovietici delle BMW 750, in una nuova fabbrica costruita a Mosca. Tuttavia, l' espansione nazista, in quegli anni al suo massimo livello, spinge i sovietici a spostare la fabbrica più ad Est, nella cittadina di Irbit, sui monti Urali (da cui il nome, adottato ufficialmente solo a partire dagli anni '50), in un' ex-fabbrica di birra! Da notare che anche l' Harley Davidson copiò le contemporanee BMW per la creazione di una nuova moto da destinare all'esercito (abbandonando temporaneamente i classici motori a V stretto), con la "XA", una boxer con trasmissione ad albero di schema praticamente uguale alla moto tedesca. Questo a dimostrare che sovietici e americani facevano sovente le stesse cose...
In alto a sinistra, un esemplare "vissuto" della Ural "M-72", ossia la copia russa della BMW 750 a valvole laterali, prodotta dal 1941 fino agli anni '60: la potenza era di 22 cv, per una velocità max di 85 km/h (riferito alla versione sidecar). Negli anni '50, inizia la produzione anche per il mercato civile, e negli anni '60 viene presentato un nuovo modello a valvole in testa: la Ural "M-61" (seconda foto in alto). Con questo modello, vengono abbandonate le obsolete valvole laterali; per il resto, il motore è sempre un boxer raffreddato ad aria, con basamento e cilindri in ghisa, trasmissione ad albero, cilindrata scesa a 650 cc., ma potenza aumentata a 28 cv. Rimane però l' arcaica sospensione posteriore a ruota guidata, abbandonata con i modelli successivi, fra cui la M-67 del 1972 (terza foto), con impianto elettrico a 12 volt e motore potenziato a 32 cv. Del nuovo modello a valvole in testa, vennero realizzate anche versioni 350 e 500 cc. (Ural "M-53", prima foto in alto, con motore da 500 cc. ed una nuova sospensione anteriore a leve).
La fabbrica (due foto in alto), durante gli anni '60, si espande fino a diventare un colosso da 10.000 dipendenti (un quinto della città di Irbit, la cui economia si regge soprattutto sullla presenza della Ural), dotato anche di una pista di collaudo, DUE (!) musei, un Palazzo della cultura con cinema e biblioteca, e persino una centrale elettrica autonoma!
Come abbiamo visto, la produzione di serie della Ural è tutto sommato riassumibile in un paio di modelli-base (750 a valvole laterali e 650 a valvole in testa), costruiti per decenni senza modifiche rilevanti. Pochi, però sanno che sono stati numerosi i prototipi realizzati, alcuni semplici moto di serie blandamente modificate, altri dotati di soluzioni assai moderne, ma mai prodotti in serie a causa di impedimenti burocratici o per motivi economici. Nelle prime tre foto in alto, la "M-75" del 1946 (in versione sidecar e "solo"), versione da corsa della "M-72" 750, ma con valvole in testa, 36 cv, 170 km/h per la versione senza sidecar. La "M-75" venne realizzata anche in una versione stradale, nella quarta foto, che non venne mai prodotta. Nella quinta foto...no, non è una moto incidentata, ma un sidecar da record, con lo stesso motore della "M-75", e dotato fra l'altro di monobraccio anteriore a parallelogramma!
Con il motore a valvole in testa della "M-75" vennero realizzate anche altre evoluzioni. Nella prima. seconda e terza foto, la successiva "M-80", e, nella quarta foto, la "M-76", con un motore aumentato a 820 cc. La potenza, nel frattempo, passava da 36 a 44 cv. Nella quinta foto, invece, la "M-35", meccanicamente simile, ma dotata di un motore di soli 350 cc, 24 cv per 140 km/h. A quanto pare, ci fu anche un prototipo di 600 cc. equipaggiato con compressore volumetrico: insomma, i tecnici sovietici si davano da fare, anche se con il brutto vizio di scopiazzare dai modelli europei!
Nelle tre foto in alto, invece, la "M-77", realizzata in diverse versioni dal 1954 al 1959. Aveva un motore sempre derivato dalla "M-75", ma potenziato a 50 cv e con coperchi valvole in un unico pezzo (anzichè due): la velocità max era di oltre 180 km/h, ed il peso era di 196 kg (versione senza sidecar). La terza foto in alto si riferisce ad un camionato sovietico del 1959, nella città di Tallin (Estonia).
Le versioni nelle tre foto in alto, invece, erano strettamente derivate dai modelli "valvole in testa" di serie degli anni '60 (i modelli da corsa precedenti, invece, erano dei "fuoriserie" a tutti gli effetti). Nelle prime due foto in alto, due esemplari di "M-52S", in pratica l'unione fra il nuovo motore di serie (nella versione 500 cc. della "M-52")...ed il vecchio telaio della "M-75", ancora con la sospensione posteriore a ruota guidata! Nella terza foto, invece, la "M-61K", una versione fuoristrada del 1961, motorizzata con il 650 da 28 cv della "M-61".
E non è tutto. Per esempio, oltre alla bella moto da corsa nella prima foto in alto, venne realizzato un sidecar da corsa con distribuzione bialbero comandata da alberello e coppie coniche (seconda, terza e quarta foto in alto)! Tale soluzione tecnica era, a quei tempi, prerogativa di Case motociclistiche ben più titolate (come la BMW, principale riferimento progettuale per la Casa russa), eppure venne utilizzata più volte dalla Ural...
...anche in una più semplice configurazione monoalbero (prime due foto in alto). A tali motori, destinati alle competizioni, seguirono negli anni svariati tentativi di modernizzazione del classico boxer ad aste e bilancieri (terza foto), e fu realizzata anche una versione con quattro valvole per cilindro (quarta foto); purtroppo, nessuno di questi motori ha mai avuto un seguito, a causa dei soliti impedimenti produttivi tipici dell' URSS.
Nelle rarissime foto in alto, la Ural "M-100", destinata alla polizia militare, e studiata per l'uso sulle lunghe distanze sulle autostrade sovietiche (nella prima foto, un prototipo del 1963, e, nella seconda e terza foto, il prototipo definitivo del 1967, con una profilata carenatura integrale). La cilindrata era di 1040 cc; la potenza era intorno ai 50 cv, ma con una forte coppia ai bassi regimi, per una velocità max di 150-160 km/h (per la versione senza sidecar). Tale moto, una delle poche moto russe a superare il limite dei 1000 cc, fu prodotta, come al solito, in pochissimi esemplari di preserie.
Nel 1976, invece, fu realizzato un altro prototipo, questa volta di 750 cc, destinato a sostituire il modello di 650 cc, sopratttutto in previsione di un utilizzo per le scorte presidenziali. Battezzato "M-73" (tre foto in alto), annoverava un nuovo motore da 45 cv circa, dotato di cilindri in alluminio (quelli del 650 erano in ghisa) e di avviamento elettrico. Anche la linea beneficiava di un radicale ammodernamento. Era prevista una produzione di ben 200.000 "M-73" all'anno...naturalmente tutto, per l'ennesima volta, rimase sulla carta.
Gli ultimi esperimenti di modernizzazione della produzione, realizzati a cavallo fra gli anni '70 e '80, sono quelli ritratti nelle tre foto in alto, che raffigurano una nuova versione del classico boxer raffreddato ad aria, una variante 750 con raffreddamento a liquido ed avviamento elettrico (è l'unica che è entrata in produzione, montata però su di un motocarro), e, soprattutto, un altro boxer di 1000 cc, simile al 750 della "M-73", e con l'originale soluzione del cambio posizionato sotto l'albero motore. Quest'ultimo bicilindrico era sicuramente ancora in collaudo verso la fine degli anni '80, poi la caduta dell' impero sovietico troncò lo sviluppo di questa unità, che, seppur evidentemente caratterizzata da dimensioni eccessive del blocco motore, permetteva di ridurre comunque l'ingombro in lunghezza, a tutto vantaggio di ciclistiche più compatte (da notare che anche la Jawa, nello stesso periodo, sperimentò il cambio posizionato in basso, con un boxer di 500 cc).
Con il bicilindrico boxer Ural, vennero realizzati anche alcuni prototipi di microvetture, mai entrate in produzione. Nelle prime due foto in alto, abbiamo la "Belka", realizzata nel 1956 dall' istituto di ricerca NAMI e dall'istituto di design VNIITE: lunga 3,3 metri, aveva il motore 750 cc. della Ural "M-72" a valvole laterali, freni idraulici, ruote da 10 polllici, e la parte anteriore della carrozzeria si alzava in modo da permettere l'accesso ai posti anteriori (per i posti dietro c'era una portiera sul lato destro). Venne realizzata anche in una variante semplificata e di impostazione vagamente fuoristradistica (terza e quarta foto), ma non se ne fece nulla e gli esemplari di pre-produzione vennero distrutti. Nella quinta foto, invece, un prototipo più recente direttamente realizzato dalla Ural (probabilmente risalente agli anni '80), con il motore 650 a valvole in testa, modificato con il raffreddamento ad aria forzata. La "Belka" aveva una linea piuttosto moderna per l'epoca: a me ricorda vagamente la Fiat "600 Multipla"...e a voi?
La caduta del regime comunista, nel 1991, mette in crisi anche la Ural, che si trasforma, qualche tempo dopo, in una cooperativa. Nel 1995, tuttavia, appaiono le prime Ural "rinnovate", con miglioramenti nell'assemblaggio e nei materiali. Oltre alla "Solo 650" (prima foto in alto), praticamente identica ai modelli anni Sessanta tranne che per qualche piccolo particolare come l' accensione elettronica, viene introdotta una nuova serie di modelli: nella seconda foto in alto, la "Solo Classic 650", che, rispetto al modello base, monta un motore migliorato e dotato -finalmente!- dell' indispensabile avviamento elettrico, nonchè il doppio disco all' avantreno (dietro rimane il freno a tamburo). Tale moto costa poco più della vecchia Ural 650 base: i russi possono così permettersi una moto più che dignitosa,e gli occidentali un' alternativa alle classiche BMW boxer a due valvole. Nel 2002, della "Solo Classic" è stata presentata la versione 750 (terza foto in alto), con motore in alluminio anzichè in ghisa (finalmente!), dotato di carburatori Kehin che ne hanno portato la potenza a 45 cv.
Ma il modello di punta è rappresentato dalla "Volk" (denominata "Wolf" per i mercati esteri, e semplicemente "Lupo" per quello italiano), in alto a sinistra, ed anche nella pubblicità in alto a destra), presentata nel 1998, una cruiser aggressiva e originale come una vera "special", realizzata (con spirito decisamente "occidentale") in collaborazione con il motoclub russo dei "Night Wolves", in base ai gusti dei "bikers" russi. Questi, difatti, negli anni precedenti e seguenti la caduta dell' URSS, usavano (e usano ancora, dato che prima mancavano le moto occidentali, ora mancano i soldi per comprarle...) "customizzare" le loro vecchie boxer, Ural o Dnepr che fossero, applicando manubri a corna di bue, selle abbassate e così via. Il motore è il nuovo 750 cc. in alluminio, ed è provvisto di avviamento elettrico. Inoltre, per la prima volta su di una moto russa, appare un impianto frenante con ben tre dischi!
La moto è davvero gradevole (prima foto in alto): notare la sella ben profilata, gli scarichi a "fetta di salame", le teste, i condotti d' aspirazione e la forcella lucidati, e il piccolo fanalino posteriore. Peccato che tale moto, in Russia, costi circa 2500 dollari, ovvero più del doppio rispetto alla 650 "base"...comunque, sempre meno delle irraggiungibili moto occidentali, inavvicinabili dalla stragrande maggioranza dei russi. Per gli americani, il problema non si pone: nella seconda foto in alto, ecco il proprietario di una Ural "Volk" (leggermente modificata in alcuni particolari), fotografato per le strade degli States. Curiosa, questa passione per le moto dell'ex "nemico rosso": sarà forse perchè, con qualcosa di "russo" fra le mani, non c'è più il rischio di essere schedati dal Pentagono? La "Volk" è stata recentemente presentata anche in una nuova versione (terza e quarta foto), con disco singolo anteriore, manubrio a corna di bue e motore nella nuova versione con carburatori Keihin da 45 cv. Oltre alla già particolare "Volk", la Ural produce -in serie limitata- la "Cobra" (quinta foto), una moto che si spinge ancora più in là nell' estetica: notare il retrotreno rigido (in pieno stile "chopper") e la vistosa colorazione gialla, con tanto di rettile disegnato sul serbatoio!
La Ural ha provveduto anche a realizzare una versione più sobria della "Volk": la "Voyage" (nelle tre foto in alto), dotata di sella più comoda e portapacchi con schienalino, sempre di 750 cc. Come tipologia di moto (facendo ovviamente i dovuti distinguo), diciamo che è paragonabile alla Guzzi "Nevada" (anche come prestazioni!); se non fosse per piccoli particolari fuori posto, come il faro posteriore o lo scarico, sarebbe perfetta.
Ma il "pezzo forte" della Ural rimane il sidecar (in alto). Le uniche altre Case ad avere in listino un sidecar "chiavi in mano", al giorno d' oggi, sono la Izh, la Dnepr, la Jawa e l' Harley Davidson (quest' ultima come optional). Tuttavia, Izh e Jawa hanno motori a due tempi, meno ricchi di coppia e dalla tonalità di scarico meno "personale" rispetto al bicilindrico boxer. Bicilindrico montato anche dalla Dnepr, che però ha una forcella telescopica (meno efficace, sul sidecar, di quella tipo Earles montata sulla Ural), è meno rifinita ed è ancora priva dell'avviamento elettrico. Per quanto riguarda la Harley, il prezzo salatissimo (per un allestimento completo si superano ampiamente i 40 milioni) rende il "side" un costoso capriccio, scelto da pochi. Le Ural fra l'altro sono disponibili anche con trazione sul carrozzino (optional reso nuovamente disponibile dal 1995), notevole "plus" su terreni a bassa aderenza. Peccato che tutti i nuovi modelli Ural, dalle moto ai sidecar, montino ancora un antiquato cambio a quattro marce (anche se, considerata la coppia del motore e le scarse attitudini velocistiche di chi usa una Ural, forse non ce n'è bisogno...)
In alto (prime due foto), vari allestimenti della "Gear Up", versione destinata ad eserciti ed enti internazionali che costituisce un ritorno alle origini militari di questa Marca. La "Gear Up" ha la trazione anche sulla terza ruota, e -come ben visibile dalle foto- può essere equipaggiata con vari livelli di armamento, sia con una mitragliatrice, sia con un bazooka...meglio giocare ai soldatini con le armi giocattolo, quelle con il tappo rosso (non disponibile per il bazooka, troppo grosso...). Nella terza foto, invece, la "Patrul", destinata al GAI (ovvero la polizia stradale russa), strettamente derivata dal modello di serie, e come tale piuttosto lenta. Onestamente, per fare inseguimenti, questa moto non mi sembra un granchè, specie se si deve catturare un mafioso alla guida di una Mercedes...ma, come si suol dire, "questo passa il convento"!
Infine, delle Ural piuttosto particolari (come se non lo fossero già abbastanza quelle normali...): una "Solo" in versione ambulanza, con borse e carenatura di moderna fattura (sembra quasi una moderna BMW, intendo esteticamente...), e tre foto di Ural da sidecar-cross (quella nella terza e quarta foto è addirittura una moto ufficiale della Casa: notare il monoammortizzatore posteriore!)
In conclusione, se la Ural migliorerà i suoi prodotti (specialmente per quanto riguarda saldature e fusioni, ancora troppo "grezze", il cambio a quattro marce ed altri particolari), le sue moto potranno essere definitivamente essere definite "classiche", e non "obsolete". Per quanto riguarda i motori, ora sia le moto che i sidecar sono tutte equipaggiate con il nuovo 750 in alluminio da 45 cv con carburatori Keihin, che ha rimpiazzato definitivamente il vecchio 650 in ghisa con carburatori "Made in Russia". Parecchi passi in avanti sono stati fatti nella qualità: ad esempio, i tremendi comandi elettrici al manubrio, imprecisi e duri da azionare peggio dell' interruttore del contatore di casa, sono stati sostituiti con altri di produzione occidentale, decisamente moderni. E, per una vecchia fabbrica ex-sovietica di moto militari, non è cosa da poco...
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...altro che KTM o Husqvarna (ma state attenti al vostro fondoschiena...)!!!!

Alcune foto tratte da http://home.earthlink.net/~threeweavers/index.html , da Motorrad Magazine e da www.ural.hu
